Canarie, tra Fuerteventura e Lanzarote

Bentornati viaggiatori! Oggi con la nostra carissima amica Novella, vi vogliamo raccontare il suo meraviglioso diario su un piccolo angolo di paradiso a poche ore dall’Italia.

Questa volta vi parliamo di un arcipelago che ci ha incantato, tanto da farci tornare per ben tre volte: le Isole Canarie. Negli ultimi quattro anni abbiamo infatti visitato Fuerteventura due volte e Lanzarote una volta, due isole simili ma diverse che consideriamo un po’ come casa.
Le isole Canarie sono facilmente raggiungibili dall’Italia con voli diretti low cost serviti in particolar modo da Ryaniar, con prezzi davvero bassi. Il clima poi è eccezionale, a parte alcuni periodi dell’anno particolarmente ventosi, la temperatura è sempre gradevole, come in una eterna primavera, e anche in gennaio è facile trovare 24/25 gradi.
Ma iniziamo da Fuerteventura, visitata per la prima volta nel 2012 in un weekend lungo (venerdì – lunedì) di gennaio, mentre la seconda volta siamo rimasti una settimana. 


Noi abbiamo volato da Pisa in circa 3 ore e mezzo e una volta atterrati abbiamo sfruttato i servizi pubblici che sono davvero ottimi (ma nel nostro secondo viaggio abbiamo optato per il noleggio auto davvero pratico per girare l’isola). L’hotel che avevamo prenotato si trova nella parte sud dell’isola, quella più “tranquilla”, denominata appunto Costa Calma. Il primo bus ci ha portato a Puerto del Rosario, la città più grande dell’isola (che vi consigliamo di visitare di sera per i locali ed i ristoranti), una volta giunti alla Stazione Centrale abbiamo preso il pullman diretto a Morro Jable (la punta estrema a sud dell’isola) con fermata a Costa Calma, il tutto per una durata di circa 40 minuti. 


La zona di Costa Calma, un agglomerato di hotel, appartamenti e attività commerciali, è rinomata soprattutto per la lunga spiaggia di sabbia bianca Playa de Sotanento, divisa in due parti, dove si praticano sport acquatici di ogni tipo. 

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Playa de Sotanento

Qui abbiamo fatto lunghe passeggiate sotto un sole caldo ed un vento pungente. A pochi chilometri si trova l’Oasi Park, a metà tra uno Zoo e un parco Safari, molto grande e ricco di animali esotici e piante da ogni parte del mondo.

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Noi abbiamo fatto un piccolo tour al suo interno sul dorso di un cammello, una visita singolare ma divertente che ci ha fatto trascorrere un piacevole pomeriggio. Il costo del biglietto non è esiguo (33 euro a personale, ed il trasporto con navetta gratuito dai maggiori hotel dell’isola), ma l’esperienza è unica, visto che si può dare da mangiare ad alcuni animali. 


La sera, visto che Costa Calma è davvero tranquilla, abbiamo optato per visitare Morro Jable, località turistica all’estremo sud dell’isola piena di pub e locali. Anche qui la spiaggia è fantastica e lunghissima, e si può ammirare l’omonimo Faro che sorge proprio nei pressi della spiaggia. Tra negozi, locali e passeggiate lungomare le serate scorrono in pieno divertimento.


L’altra spiaggia da vedere assolutamente è quella di Cofete (che però abbiamo visitato nel nostro secondo viaggio, con l’auto noleggiata, perché per raggiungerla si deve effettuare un bellissimo pezzo di strada panoramico ma sterrato). 

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Cofete si trova nella parte ovest dell’isola, ma l’accesso è obbligatorio da  Morro Jable dove, lasciata la strada asfaltata, abbiamo percorso oltre 20 chilometri di mulattiera in un paesaggio lunare e brullo favoloso. Qui il vento non smette mai di battere ed infatti sull’infinita spiaggia non si vedono ombrelloni o gente a prendere il sole, solo surfisti e persone a passeggio per godersi il mare da una parte e la montagna rocciosa a picco dall’altra.

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Durante il nostro secondo viaggio, grazie al noleggio auto, abbiamo potuto visitare altri due posti, la cittadina di Pajara e le grotte di Ajuy. Da Costa Calma, infatti, per raggiungere la Cueva di Ajuy si passa da Pajara, un caratteristico borgo in stile ispano-coloniale davvero suggestivo. Il giorno che lo abbiamo visitato, gli abitanti della città stavano realizzando tappeti floreali davanti alla chiesa principale in onore di una festa locale che si sarebbe tenuta la domenica. La cittadina è piccolissima, a parte qualche negozietto tipico, un albergo che ricorda Cuba per lo stile coloniale e qualche monumento non c’è molto da vedere, ma vi consigliamo una piccola sosta. 

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Le Grotte naturali di Ajuy sono invece qualcosa di magico, formatesi nel corso dei millenni dalla forza erosiva del mare.  Abbiamo parcheggiato l’auto al bordo della spiaggia e poi a piedi ci siamo incamminati verso le Grotte che si trovano lungo la scogliera. Per raggiungerle si compie un percorso curato con palizzate di legno e passatoie, dove si possono ammirare anche resti di pozzi e leggere di alcuni cenni storici sull’area. Al tempo che ci siamo stati non si pagava alcun biglietto di ingresso.

 

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Grotte naturali di Ajuy

Una giornata intera, dalla mattina fino alla tarda serata, l’abbiamo dedicata invece alla visita di Corralejo e della sua area desertica con lunghe spiagge di sabbia bianca. Si capisce di essere giunti a Corralejo dall’unica strada di accesso dalle dune bianche che si scorgono avvicinandosi.

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Anche dalle cartine geografiche l’area è identificata come un piccolo deserto, per l’immensità della sua spiaggia. Qui il vento non manca quasi mai, per questo prendere il sole è quasi impossibile (se non vicino al centro abitato), ma in compenso si possono fare tutti surf, windsurf e kytesurf. La cittadina di Corralejo invece è il cuore pulsante dell’isola, il centro turistico per eccellenza. Alberghi, appartamenti ma anche ville e centri commerciali, negozi, pub, locali e ristoranti animano le serate dei migliaia di turisti che passano le vacanze qui. Non abbiamo preferito la tranquillità del sud, ma se siete amanti della vita notturna, Corralejo fa per voi. 


Nel nostro primo viaggio a Fuerte abbiamo infine visitato Jameo, la Grotta di Llano (nella zona di La Oliva), un canale vulcanico ormai inattivo che è percorribile con guide specializzate e che vi porta nel cuore della terra. L’esperienza è davvero suggestiva: indossando dei caschetti da minatori, ci si addentra nella grotta fino a che la luce ormai è inesistente ed ogni forma di vita scompare, salvo un ragno preistorico che qui continua a sopravvivere. Il costo del biglietto è di 7€ ma ne vale la pena. 


Lanzatore invece, se possibile, è ancora più brulla e “lunare” di Fuerteventura. Sono molte le cose da vedere su quest’isola, ma quello che cattura è il suo aspetto vulcanico, ricco di crateri più o meno grandi, colate di lava chilometriche che trasformano il paesaggio rendendolo strabiliante. Diversamente da quanto fatto a Fuerteventura abbiamo deciso di soggiornare in una zona viva dell’isola, quella di Playa Bianca a sud. Playa Blanca è un agglomerato di hotel, appartamenti e attività commerciali, con una lunga passeggiata direttamente sul mare, che vi fa scoprire questo caratteristico centro.  

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spiaggia di Papagayo

Il primo posto è stato la famosa spiaggia di Papagayo, situata a circa 7 chilometri da Playa Blanca. L’area è riserva naturale, quindi l’accesso è regolato da guardie che con un ticket di 3€ ad auto consentono il passaggio ad un tot di auto al giorno. Una volta passato il “gate”, si percorre una lunga strada unica e sterrata che porta a tre splendide calette: caleta de Congrio, Papagayo e una minore. Tutte le spiagge sono libere e riparate dal vento, l’acqua è limpida e a dire il vero noi ci siamo trovati così bene che non abbiamo voluto cercare altre spiagge. 


Nei giorni successivi il tempo non è stato clemente e quindi abbiamo deciso di visitare due posti non lontani, El Golfo e il Parco di Timanfaya. El Golfo si trova sulla costa ovest dell’isola, ed è sede della salina più grande dell’isola, qui si trova una spiaggia riparata e raggiungibile attraverso un percorso pedonale che porta a El Lago Verde, un suggestivo laghetto che in alcuni periodi dell’anno assume una particolare colorazione verde acido dovuta ad un’alga presente nell’acqua.

 

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El Lago Verde

Tornando sulla strada principale, circa 10 chilometri più distante da El Golfo, si entra nel Parco Vulcanico di Timanfaya

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Parco Vulcanico di Timanfaya

L’area è accessibile in auto solo fino al ristorante principale, “El Diablo”, sito sulla Montagna de Fuego. Qui si lascia l’auto e si sale su piccoli pullman che conducono in un tour tra vulcani, crateri e colate laviche, che dura circa 30 minuti. Il costo è di 9€ a persona. Una volta tornati al ristorante abbiamo assistito a due “spettacoli”. Il primo ci ha mostrato che l’area vulcanica sotto i nostri piedi era ancora attiva: una guida getta infatti acqua fredda in buchi scavati nella terra che tornano fuori con potenza come gyser! 
Il secondo all’interno del ristorante, dove la carne viene cotta sulla grata di un pozzo il cui calore si sprigiona direttamente dalle viscere delle terra. 


Per vivere le serate e la notte, oltre a Playa Blanca, ci sono i ben più grandi centri come Puerto del Carmen e Arrecife, il capoluogo dell’isola. Entrambe le cittadine ricordano le più classiche città spagnole della costa, dove lo stile coloniale si mischia all’internazionalità di locali e ristoranti. Qui passare le serate è divertente e si mangia a piccoli prezzi! Noi ci siamo stati in un paio di occasioni e non siamo stati in grado di resistere alla Paella. 


Un altro posto suggestivo che ci è rimasto nel cuore è il Mirador del Rio, che si trova nell’estremo nord dell’isola. 

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Mirador del Rio

Da questo belvedere, una sorta di fortino in pietra a oltre 470 metri di altitudine, si gode uno splendido panorama sull’isola e sul mare. L’accesso è a pagamento (4,50€ a persona) ma sinceramente ne è valsa la pena. Una volta entrati nella struttura (che accoglie una caffetteria e un negozio di souvenir) abbiamo potuto ammirare il panorama dall’alto, tra dense nubi e sprazzi di sole. La vista è mozzafiato, a picco sulla Salinas del Rio, ed il diradarsi della nebbia ci ha permesso di ammirare anche l’isoletta de La Graciosa, che si trova davanti alla costa nord-ovest di Lanzarote. 

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isoletta de La Graciosa

Per onestà dobbiamo segnalarvi altri due posti interessanti da visitare sull’isola, che però noi non abbiamo visto: Jameo de Agua, un giardino botanico vicino ad canale vulcanico; 

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Jameo de Agua

…e il Jardin de Cactus che si trova a Teguise, dove si possono ammirare oltre 300 specie di piante grasse. Entrambi creati da Cesar Manrique personaggio chiave dell’isola, architetto creatore di molte strutture di Lanzarote. Magari saranno l’occasione per tornare un’altra volta alle isole Canarie!

Grazie mille ad Novella e a tutti voi per averci seguito anche questa volta in questo viaggio.



Un Abbraccio,
Toscani Viaggiatori
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