A New York con Mamma e Papà, viaggiare con un bimbo non è mai stato così facile.

Salve viaggiatori, oggi siamo con una nuova amica, Veronica di iViaggi , una viaggiatrice incallita come noi, e subito le abbiamo chiesto se ci voleva raccontare una sua avventura, ecco cosa ne è venuto fuori: A NEW YORK CON MAMMA E PAPA’

Quando si è cresciuti viaggiatori e si diventa genitori, uno dei primi pensieri è trasmettere al proprio figlio la passione per i viaggi. E’ inutile, tutti diranno che la vacanza al mare o in montagna è la miglior cosa per i bambini ma chi ha dentro la voglia di scoprire il mondo sa che Viaggiatori con la V maiuscola lo si diventa da piccoli. E così quando mio figlio aveva 11 mesi lo abbiamo “imbarcato” su un volo diretto Milano-New York.
Inutile dire che con l’avvicinarsi della partenza (visto che la prenotazione iniziale risaliva a qualche mese prima), era salita un po’ di ansia: il bimbo era cresciuto e con lui anche la sua voglia di scoprire quello che aveva intorno, un bene ma anche un pericolo costante. Ma questo non ci ha fermati, ci ha solo costretti a fare qualche ricerca in più su come riuscire a godersi New York con un bambino di 11 mesi piuttosto vivace. Dalle guide ai blog, ai Social, ogni consiglio era ben accetto. Li abbiamo raccolti tutti e li abbiamo abbinati a quello che era il nostro “programma di viaggio”, un programma che mio marito aveva lasciato stilare a me dato che sarebbe stata la mia seconda volta nella Grande Mela. Che dire alla fine è stato un successo e allora ecco i miei consigli se vi troverete a dover organizzare un soggiorno a New York con bambini.

Si parte!!!
Giorni di preparazione valigie e un programma da seguire, Samuele permettendo ovviamente. A quel punto l’ansia era tutta da convogliare alle 9 ore e un quarto di volo diretto da Milano Malpensa a New York JFK: non eravamo sicuri di aver fatto la scelta giusta evitando lo scalo, ma al momento della prenotazione ci era sembrata la soluzione migliore, anche su suggerimento della nostra fidatissima consulente di viaggio. Se devo pensare ad un momento brutto del viaggio, probabilmente l’unico, è stato l’ingresso in aereo. Sarebbero bastati i giochi a far sopportare un volo tanto lungo ad un bambino di 11 mesi? La risposta, una volta atterrati, è stata: SI’! Con l’aiuto della culla fornitaci dal personale di bordo Samuele ha trovato il suo posto tranquillo e tra un sonnellino ed un gioco tutto è filato liscio, più di quanto ci saremmo mai immaginati.
Una volta arrivati sul suolo americano vi accorgerete che avere un bambino riserva grandi agevolazioni, almeno nelle piccole cose, come saltare le lunghe file ai controlli aeroportuali.

Ogni viaggio che si rispetti deve però avere almeno un imprevisto, nel nostro caso si è concentrato nel trasferimento JFK-Manhattan andata e ritorno, un trasferimento prenotato e pagato dall’Italia. Ancora oggi non abbiamo capito dove si sia creato il problema, sappiamo solo che abbiamo dovuto chiamare più volte prima che venissero a prendere. Superato l’inconveniente siamo arrivati a quella che sarebbe stata la nostra casa. Un miniappartamento all’Affinia Fifty in piena Manhattan. Sistemazione perfetta ma piuttosto cara, se non avessimo avuto un bambino così piccolo avremmo scelto qualcosa di più economico. E comunque volendo si trovano anche appartamenti più a buon mercato. Nei paraggi abbiamo trovato un supermercato aperto 24h per la prima spesa. Decisamente troppo caro per poterlo prendere come punto di riferimento, quindi il giorno successivo abbiamo chiesto aiuto in hotel e ci hanno indirizzato a quello che sarebbe divenuto il “nostro supermercato”: il Morton Williams sulla 2nd (908 2nd avenue).

Primo giorno
New York sarai mia! E’ questo che ho letto negli occhi della nostra piccola peste. Al nostro arrivo non camminava, al ritorno sì, e questo vi dice tutto. Sul passeggino ci è voluto stare pochissimo, lì era tutto alto e lui evidentemente si sentiva troppo basso, con grande dispiacere del papà (che scopriva New York per la prima volta) che se lo è quasi sempre portato in braccio o in spalla. La prima tappa, vista la giornata di sole, è stata Central Park. Lo abbiamo raggiunto a piedi vista la vicinanza all’hotel. E se entrate a Central Park con un bambino non potete non andare allo Zoo. Per intendersi è quello del film “Madagascar” ma senza gli animali del film, o almeno in gran parte senza di loro, salvo per i pinguini che ci sono veramente e che hanno fatto impazzire mio figlio. Pausa pranzo su una panchina all’ombra (noi un hot dog, Samuele pastina e verdure cucinate in camera e conservate nel mio fidato termos) e poi una lunghissima passeggiata nel parco ammirando le sue bellezze nascoste qua e là. Dalla fontana di Bethesda al Belvedere Castle, dalla statua dedicata adAlice nel paese delle meraviglie allo Strawberry Fields, monumento voluto da Yoko Ono in ricordo di John Lennon ucciso a pochi passi dal parco. Riguardo a questo una piccola curiosità: è difficile trovarlo “orfano” di omaggi da parte dei fan. E allora se siete fortunati troverete il simbolo della pace disegnato con le fragole o una corona di fiori al centro.
Un giro per la Fifth Avenue (con una sosta da Tiffany ma senza cornetto e caffè) e tra le luci di Times Square e poi via in hotel per una serata di relax.

Secondo giorno
Se avevamo considerato i cambiamenti di “programma” dovuti a Samuele e alle sue esigenze, non avevamo potuto però considerare quelli dovuti al meteo, le previsioni troppo anticipate non sono mai abbastanza attendibili. Una volta lì abbiamo scoperto che erano previsti, all’interno della settimana, due giorni di maltempo. Programma alla mano abbiamo rivisto e corretto i nostri piani giornalieri concentrando le visite all’aperto nei giorni di sole e quelli al chiuso quando si prevedeva pioggia. Così lunedì è stato scelto per essere dedicato alla Statua della Libertà: l’abbiamo raggiunta non con una di quelle costose crociere che fanno tappa anche ad Ellis Island, ma con il gratuito traghetto per Staten Island, con biglietto compreso nel nostro abbonamento settimanale alla metro. Certo, se avete intenzione di salire sulla Statua della Libertà (il cui biglietto consiglio di prenotarlo mesi prima) o di visitare il museo dedicato all’immigrazione (che io avevo visto nella mia prima volta nella Grande Mela) questa soluzione non fa per voi. Andata e ritorno in un’ora e mezzo e pranzo a Battery Park, altro parco che consiglio se avete bambini. Avrete così la possibilità di ammirare il monumento ai caduti della Seconda Guerra Mondiale ed il The Sphere, che una volta era sotto le Torri Gemelle e che fu posizionata qui, nonostante i danni riportati, dopo l’attacco dell’’11 Settembre.

Relax e divertimento con Samuele e poi via al 9/11 Memorial e al One World Trade Center. Non ho parole per descrivere l’emozione che ho provato avendo io visto Ground Zero nel 2007 quando era ancora un cantiere di demolizione. Le due fontane donano serenità e l’acqua che scorre senza sosta la purezza ritrovata in un luogo così pieno di significato. Approfittando della quasi totale mancanza di una coda saliamo sull’osservatorio della nuova “torre”. Un viaggio nella memoria in ascensore per poi essere rapiti dalla vista dalla vetta. Manhattan si apre davanti a noi come una cartolina da toccare con mano. Tornati “a terra” una capatina a Wall Street per poi raggiungere il ponte di Brooklyn.

Terzo giorno
Il sole splendeva e quale miglior meta se non Coney Island? E’ una di quelle tappe newyorkesi che non si possono saltare, specie con un bambino. La spiaggia (enorme), la famosa ruota panoramica e un hot dog da Nathan’s (che vi consiglio di prendere alla fermata del traghetto per Staten Island, è lo stesso ma costa meno) sono imperdibili. Il viaggio in metropolitana è piuttosto lungo ma ne vale la pena. Il tempo vola via in fretta e ci troviamo sulla strada del ritorno, decidiamo di andare alla scoperta del West Village, di Greenwich Village e del Meatpacking District. Anche qui abbiamo cercato qualcosa che fosse adatto a Samuele e dunque… sosta in un parco di quartiere a giocare con bambini newyorkesi che non capiva e poi svago lungo i binari dell’High Line. Una vecchia linea ferroviaria abbandonata trasformata in un parco cittadino davvero unico. Samuele non si è mai divertito tanto, specie a sguazzare nella fontana che scorre lungo un tratto del parco a livello del sentiero dove tutti possono rinfrescarsi nelle giornate più calde camminandovi dentro. I murales che accompagnano il percorso sono la ciliegina sulla torta.

Quarto giorno
Se la vivacità di Samuele ci aveva messo un po’ di ansia prima della partenza, la sua reazione ad un mondo nuovo completamente diverso da quello visto fino a quel momento ci ha stupiti. Era affascinato e particolarmente attento a tutto, molto più calmo del solito e per niente noioso nonostante le giornate piuttosto pesanti. Prendiamo la palla a balzo e proviamo con un programma giornaliero un po’ meno adatto alle sue esigenze: Little Italy e Chinatown non avrebbero regalato a lui grandi luoghi di svago. Quando arriviamo il quartiere italiano è un caos: stavano allestendo la fiera per la festa di San Gennaro che sarebbe iniziata il giorno dopo. Ci godiamo così molto poco dell’atmosfera tricolore, rincuorandoci all’interno di un negozio interamente dedicato al Natale dove facciamo qualche acquisto per il nostro albero. Il quartiere cinese non i stupisce per la sua caoticità, è sempre così, feste o non feste. Ma a noi basta passeggiare tra le vie che si intersecano tra loro e arrivare alla Broadway dove ci lasciamo andare allo shopping per la famiglia, visto che fino a quel momento ci eravamo dedicati solo ad amici e parenti, salvo qualche maglietta per l’intero trio. Da amanti delle scarpe facciamo una sosta (obbligata) alla Converse, da dove usciamo con un paio di scarpe a testa (bambino compreso), ovviamente di quelle che in Italia non si sarebbero mai viste. Poi Union Square dove ci ha colti un acquazzone improvviso… avendo un bambino ci siamo rifugiati in un negozio di giocattoli, altrimenti un pub sarebbe stato perfetto. Tornato il sereno (o quasi) direzione nord fino al Flatiron dove imbocchiamo ancora una volta la Fifth Avenue fino all’Empire State Building, deviando poi verso Grand Central e Chrysler Building. Ma era ancora troppo presto per tornare in hotel e allora un’altra puntatina in Times Square, dove concediamo un po’ di divertimento a Samuele nel negozio delle M&M’s.

Sesto giorno
Non c’è nessun errore, non ho saltato un giorno… è che le previsioni avevano ragione e il nostro quinto giorno è stato di totale relax in hotel vista la pioggia incessante, se non si conta una capatina velocissima al palazzo delle Nazioni Unite che avevamo molto vicino. Per fortuna anche il meteo americano sbaglia e il maltempo ci ha lasciati nel giro di 24h, se non proprio il brutto tempo quantomeno la pioggia. Ripartiamo per il nostro penultimo giorno a New York e questa volta decidiamo di sfruttare al massimo il nostro abbonamento alla metro girovagando qua e là in metropolitana, andando a cercare tutte quelle cose che avevamo tralasciato nei giorni precedenti. Prima fra tutte la funivia per Roosvelt Island. Un modo diverso per vedere lo skyline che non sia da Brooklyn e per far divertire Samuele. Pochi minuti, gratuiti grazie alla metrocard, e si arriva sull’isoletta: una passeggiata, qualche foto e ritorno. E’ l’11 settembre, avevamo preferito evitare, nel programma che ci eravamo fatti, la zona del World Trade Center per evitare il caos delle manifestazioni in ricordo dell’attacco, soprattutto per Samuele. Ma alla fine non abbiamo resistito e ci siamo diretti, nuovamente, al 9/11 Memorial, sapendo che al nostro arrivo avremmo comunque trovato solo la coda delle celebrazioni. Con il senno di poi abbiamo fatto bene ad andare: quel luogo, in quel giorno, ha un sapore diverso. Camminiamo tra i parenti e gli amici delle vittime. Le fontane sono piene di foto, fiori e bandiere a stelle e strisce. Non sembra neanche lo stesso posto visitato pochi giorni prima. Riprendiamo la metropolitana ma in realtà non abbiamo una meta precisa, quello che volevamo vedere lo avevamo già visto e allora non ci resta che camminare con il naso in su. Arriviamo davanti al Metropolitan Museum e al Guggenheim. Una capatina veloce in hotel per dare la cena a Samuele e poi ci concediamo l’unica serata “fuori”. Ancora Times Square, un’occhiata ai fasci di luce che provengono dal 9/11 Memorial, e poi a preparare mestamente i bagagli.

Settimo giorno
Scegliere un volo notturno per il rientro ci consente di goderci anche le ultimissime ore nella Grande Mela. Girovaghiamo per Manhattan per assaporare fino alla fine quell’atmosfera e arriviamo fino alla pasticceria di Buddy Valastro nelle vicinanze di Times Square. Due mousse al cioccolato e ritorno lento e malinconico in hotel, passando per il Rockefeller Center (con sosta al meraviglioso Lego Shop) per poi dirigersi all’aeroporto. Come al nostro arrivo non sono mancate le accortezze da parte del personale per noi che avevamo un bambino al seguito. Il volo di ritorno è ancora più tranquillo di quello dell’andata con Samuele che in pratica si fa una tirata unica di sonno. All’arrivo ci ha colto un nubifragio che ci ha rovinato il rientro: il passeggino ci è stato riconsegnato completamente zuppo, inutilizzabile, a nulla sono servite le nostre (mie, di mio marito e di altri genitori nella stessa situazione) proteste: il meteo non è di competenza della compagnia aerea e quindi nessun “scusa” e nessun rimborso.

A New York con un bambino senza paura!
Ho ovviamente tralasciato molte cose: chiese, palazzi, vie e monumenti che non potete perdervi a New York, ma quelli li potete trovare senza sforzo in una qualunque guida (io vi consiglio la classica Lonely Planet o la particolare New York Low Cost). Vi ho voluto raccontare come nonostante l’ansia iniziale tutto sia andato per il meglio solo con qualche accorgimento in più rispetto ad un viaggio tra adulti. New York ha veramente molto da offrire anche ai viaggiatori più piccoli, certo magari dovrete rinunciare a qualche museo o a qualche serata mondana ma vi assicuro che sarete ripagati da un soggiorno indimenticabile e da due piccoli occhi curiosi che si perdono nella grandezza della Grande Mela. Andate, portate i vostri bambini ovunque senza paura perché viaggiatori (non turisti) lo si diventa da piccoli, piccolissimi.

Un grazie di cuore a Veronica per questa bellissima esperienza e quindi, bambini sempre con voi e fateli sognare, perchè viaggiare è meraviglioso!

Un Abbraccio,
Toscani Viaggiatori
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2 Comments

  • Matteo

    3 settembre 2017

    Affinia Fifty Hotel è un ottimo compromesso qualità/comodità/prezzo con figli piccoli. Noi siamo stati 8gg con la nostra bambina di 5 mesi e l’angolo cottura e la posizione centrale sono stati perfetti

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    • toscaniviaggiatori

      12 settembre 2017

      Grazie mille Matteo del tuo commento!

      Reply

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