A spasso per Mauritius, tra mare e cultura

Salve Viaggiatori, siamo con Francesca Ivaldi, che ci porta al caldo e ci racconta del suo viaggio alle Mauritius.

Dopo un lungo viaggio (circa 11 ore) questa meravigliosa isola ci ha accolti con un fantastico ciclone: pioggia a catinelle e venti incredibili! Ok, non male come inizio.
Come base per il nostro viaggio abbiamo scelto un villaggio a Blue bay, il Preskil.
Prima cosa da fare: affittare una macchina; da qui nasce il primo consiglio: dotatevi di navigatore (non tutte le macchine in affitto ne sono dotate, nemmeno richiedendolo come optional) perché le mappe/piantine non sono affidabili e, soprattutto nelle città, i cartelli con le indicazioni stradali hanno il brutto vizio di sparire improvvisamente ( di solito quando sarebbero più utili!).
Considerando che avevamo una sola settimana a disposizione (e almeno 3 giorni erano da dedicare al “dolce far niente”) abbiamo dovuto fare delle scelta su cosa vedere, per cui, dopo un’attenta analisi della nostra guida turistica (Lonely Planet, ovviamente!), abbiamo “partorito” il seguente programma:
1° giorno: sveglia presto e via verso il Nord dell’isola. Abbiamo attraversato la colorata e dinamica Mahebourg (purtroppo non essendo lunedì non abbiamo avuto la possibilità di visitare il famoso mercato). La strada corre tutto lungo la costa ed attraversa paesini molto carini (ad esempio Trou d’Eau Douce) fino ad arrivare a Belle Mare ed a Pointe de Flacq: questa zona di costa è veramente spettacolare con una lunghissima spiaggia di sabbia bianca ad esaltare al massimo il turchese del mare. Purtroppo qui si trova anche una delle maggiori concentrazione di resort/villaggi dell’intera isola per cui il mare lo si vede solo a tratti.
Da qui, continuando la nostra risalita verso il Nord, ci siamo diretti a Cap Malheureux (detto anche “Capo Sciagurato”): si tratta dell’estremità nord dell’isola da cui, nelle giornate serene, si vedono le isole al largo della costa. Qui abbiamo visitato Notre Dame Auxiliatrice (impossibile non notare la chiesa dai tetti rossi direttamente sul mare).


Tappa successiva: Grand Baie. Qui, a parte una passeggiata lungo la spiaggia e lungo le viuzze interne, siamo andati a vedere i due templi induisti della città: SWurya Oudaya Sangam e Shiv Kalyan Vath Mandir:

molto belli (peccato non ci fosse la possibilità di fare un piccolo tour guidato giusto per capire qual cosina in più). Essendo passata da un bel po’ l’ora del pranzo abbiamo deciso di fermarci per magiare qualcosa e, non mando i classici locali per turisti, abbiamo scelto una bancarella di cibo indiano lungo la spiaggia:

con precisione probabilmente non sapremo mai cosa abbiamo mangiato ma le boulette ed il dhal puri erano fantastici!


A questo punto, considerando anche il tempo non proprio clemente, abbiamo deciso di dirigerci verso Port Louis tralasciando Pamplemousses ma, con il senno di poi, probabilmente non ripeteremmo questa scelta. Port Louis è la capitale dell’isola: l’impatto che ha avuto su di noi è stato quello di una città caotica, affollata ed un po’ sporca. Abbiamo visitato il Mercato Centrale (molto bella la zona a piano terra di frutta e verdura, tralasciabile il secondo pianto di finto artigianato locale e spezie), velocemente il Jardins de la Compagnie e Chinatown. Come consiglio, se arrivate in macchina, parcheggiate a Le Caudan Waterfront (moderno centro commerciale con parcheggio a pagamento coperto da cui, attraverso un sottopassaggio, si accede al centro della città).

2° giorno: abbiamo scelto la costa occidentale e meridionale. Da Mahebourg abbiamo preso l’unica “autostrada” dell’isola e ci siamo diretti verso Flic en Flac giusto per vedere una delle spiagge più citate dalle guide turistiche: carina. Da qui siamo scesi verso Tamarin per vedere la spiaggia dove hanno girato il film “Lo Squalo”: Tamarin Beach è una spiaggia bellissima perfetta per i surfisti.


Seguendo i consigli della nostra guida ci siamo diretti verso il Black River Gorges National Park: considerando la nostra scarsa preparazione atletica abbiamo deciso di evitare i percorsi di trekking e di visitare il parco in macchina. Arrivati a Chamarel abbiamo fatto una deviazione per vedere le Terres de 7 Couleurs: citate ovunque sembrano una tappa obbligata per chi visita l’isola, in realtà si tratta di una zona piuttosto piccola e recintata dove si possono vedere queste singolari variazioni cromatiche della sabbia (vale la gita: non saprei). Dopo questa tappa siamo tornati indietro, abbiamo oltrepassato la Rhumerie de Chamarel e ci siamo diretti verso il Gorges Viewpoint: purtroppo, complice anche la pioggerellina che stava iniziando cadere, non abbiamo potuto vedere molto. Sicuramente molto belle le Alexandra Falls che si trovano poco dopo.


Seguendo la strada ci siamo diretti verso Grand Bassin: si tratta di un importante luogo di pellegrinaggio per gli hindu con molti templi collegati tra loro (impossibile non vedere la gigantesca statua di Shiva già da chilometri di distanza). Noi abbiamo avuto la fortuna di capitare in questa città in concomitanza di un’importante festa hindu (Thaipoosam Cavadee: celebrazione di penitenza e ringraziamento che viene preceduta da 10 giorni di preghiera, digiuno e purificazione.) per cui abbiamo assistito al corteo religioso: un’esperienza veramente unica e suggestiva.

3° giorno: lasciata a casa la macchina per questa giornata abbiamo scelto la barca come mezzo di locomozione (noi abbiamo scelto una piccola barca a motore escludendo il catamarano perché in questo modo abbiamo avuto la possibilità di sbarcare sull’Isola del Faro e di avvicinarci alla cascate).


Prima tappa: Isola del faro. Piccolissima isola disabitata con i resti di un faro. Da qui si possono fare fotografie meravigliose del mare dai colori che variano dal turchese al verde e della barriera corallina.


Seconda tappa: cascate di Grand Riviere. Bellissime. Avendo scelto di utilizzare una barca piccola abbiamo avuto la possibilità di avvicinarci molto alle cascate, fin quasi a bagnarci. (nel tragitto tra l’altro siamo stati fortunati ed abbiamo avvistato diverse simpatiche scimmiette).
Terza tappa (imperdibile!): Ile aux Cerfs. Sicuramente molto turistica ma a nostro parere una tappa obbligatoria per chi visita Mauritius. Consiglio: le barche scaricano i turisti in una bellissima ed affollatissima laguna, basta camminare per qualche centinaio di metri per trovare delle spiagge fantastiche e praticamente deserte (ottime per lo snorkeling).

Per l’ultimo giorno abbiamo lasciato un’escursione di sole due ore circa ma che a nostro parere merita assolutamente di essere fatta: Ile aux Aigrettes. Si tratta di una riserva naturale che conserva le ultime foreste costiere di Mauritius. Qui si possono incontrare le tartarughe giganti (tra cui il simpaticissimo Big Daddy!) oltre a diverse specie di volatili (alcune salvate dall’estinzione).

Consigli:

  • Il meteo a Mauritius può essere imprevedibile per cui non dimenticate una sottile giacca impermeabile.
  • L’affitto della macchina non è costoso (così come la benzina) ma le strade sono, a volte, strette e praticamente sempre mal segnalate; gli abitanti dell’isola, inoltre, hanno la strana tendenza a fermarsi ovunque (soprattutto dietro le curve) senza segnalarlo per cui armatevi di tanta, tantissima pazienza e prudenza!
  • Se decidete di fare acquisti nei mercati ricordatevi di contrattare sempre sul prezzo.

Un Abbraccio,
Toscani Viaggiatori
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