Valle d’Aosta, tra castelli e cime innevate

Salve viaggiatori, siamo partiti per la Valle d’Aosta, c’eravamo già stati nel 2004 e ci faceva piacere tornarci visto il weekend lungo ed il clima mite.

Arriviamo in un paesino vicino ad Aosta (Regione Saraillon) in un hotel scoperto per caso su internet e che ha contribuito a rendere speciale il nostro breve soggiorno. Persone gentilissime e massima pulizia, sapete bene che di solito non parliamo volentieri di Hotel o ristoranti, ma questa volta un grazie all’Hotel Le Charaban e tutto il suo Staff ci sembrava doveroso!

Consigliati da un amico lasciamo le valige in camera andiamo a visitare lo SKYWAY sul Monte Bianco. Una funivia che sale a 3466mt e mentre va su, ruota per farci ammirare il panorama a 360°.

In cima la temperatura era assurda!!!! -5°C, che col vento che c’era sembravano -10°C, ma il panorama che ci troviamo di fronte ci fa dimenticare l’ibernazione di tutti gli arti e la carenza di ossigeno che ci fa sentire stanchi.

Le Alpi in questa zona sono uniche, innevate totalmente con tratti di roccia nuda che spezzano la monotonia del bianco. Il cielo azzurro ed un bel sole hanno reso le due ore che siamo stati su, meravigliose.

Al ritorno proviamo a fermarci ai castelli di Aymaville e Saint-Pierre, ma purtroppo entrambi chiusi per restauro e ci accontentiamo di ammirarli da fuori.

La serata si conclude al ristorante dell’hotel, che ci prepara ottimi cibi Valdostani.

 

Castel Savoia

Il giorno successivo, svegliati presto e fatta un’ottima colazione, partiamo per il Castel Savoia (in francese Château Savoie) è una villa ottocentesca in stile eclettico situata a Gressoney-Saint-Jean, in Valle d’Aosta. Li abbiamo fatto una tessera che vi consigliamo per visitare 6 castelli ad un prezzo scontato, si chiama Card Fidelite e costa 21,00€ a persona, facendovi risparmiare 1,50€ sui 5,00€ che costerebbero a castello, ed ha la validità di un anno.

Ma torniamo a parlare del Castel Savoia, seguito di alcuni soggiorni di villeggiatura trascorsi a partire dal 1887 dalla regina Margherita e dal consorte Umberto I presso la residenza del barone Beck Peccoz, la regina volle far costruire una residenza per sé sul versante della valle al di sotto del Col Ranzola, da cui si gode un ampio panorama sulla valle e sulle cime del Monte Rosa.

Dopo alcune resistenze di Umberto I, che preferiva soggiornare nel Castello di Sarre per lunghe battute di caccia, la regina Margherita ottenne il permesso per realizzare la sua dimora di villeggiatura che fece progettare all’architetto Emilio Stramucci, già adoperatosi per i rimaneggiamenti di Palazzo Reale e di altre dimore sabaude.

La posa della prima pietra avvenne nell’estate del 1899 ma re Umberto I nel castello non vi soggiornò mai poiché venne assassinato a Monza nel 1900 dall’anarchico Gaetano Bresci, prima del completamento dei lavori nel 1904.

La regina Margherita, vedova e ormai relegata alla sola funzione di regina madre, vi trascorse lunghi periodi di villeggiatura fino al 1925, ospitando illustri membri della letteratura di cui amava circondarsi, tra cui il poeta Giosué Carducci e l’affezionato nipote, il giovane principe di Piemonte Umberto II.

Dopo la morte della regina Margherita avvenuta a Bordighera nel 1926, durante il suo soggiorno invernale a Villa Margherita, il castello rimase chiuso per alcuni anni e venne venduto nel 1936 all’industriale milanese Ettore Moretti che lo mantenne quasi intatto. I suoi eredi vendettero il castello alla regione autonoma Valle d’Aosta nel 1981.

Il castello Fiabesco è davvero unico, molto piccolo rispetto ai più famosi, ma davvero molto bello e merita una visita. Noi abbiamo trovato una guida molto brava che ci ha spiegato tutti i dettagli del castello.

Curiosità sul castel Savoia:
– La meridiana: realizzata in facciata nel 1922, reca le parole augurali già riportate su un orologio solare di Cogne del 1915: ” Sit patriae aurea quaevis” – “Ogni ora sia d’oro per la patria”. L’augurio, purtroppo, non sarebbe stato realizzato dagli avvenimenti drammatici avvenuti in Italia proprio in quell’anno.
– Le cucine: collocate in un fabbricato poco distante dal castello, sono collegate alla sala da pranzo da una Decauville sotterranea.
– Il giardino botanico: inaugurato nel 1990 nel parco ai piedi del maniero, è costituito da aiuole rocciose con specie botaniche tipiche dell’ambiente alpino.
– Altre dipendenze del castello sono la Villa Belvedere, in origine adibita a foresteria e gendarmeria reale, e la casetta nota come Romitaggio Carducci, dedicata al poeta che della Regina fu devoto ammiratore e cantore.

 

Forte di Bard

Lasciato il castello della Regina Margherita, ci dirigiamo al Forte di Bard un complesso fortificato fatto riedificare nel XIX secolo da Casa Savoia sulla rocca che sovrasta il borgo di Bard, in Valle d’Aosta.

Dopo un lungo periodo di abbandono, il forte è stato totalmente restaurato con interventi ispirati al design e al recupero conservativo: è stato aperto ai visitatori nel gennaio 2006. Attualmente ospita esposizioni di arte antica, moderna, contemporanea e di fotografia. Il Forte è inoltre sede di tre percorsi permanenti: Il museo delle Alpi, Alpi dei ragazzi e Le prigioni, oltre a un quarto in corso di completamento (Il museo del Forte).

Nel cortile interno principale si svolgono nel periodo estivo rappresentazioni musicali e teatrali. Oltre alle attività didattiche il Forte ospita dei propri format come per esempio I colloqui del Forte di Bard, Napoleonica, Meteolab, oltre a eventi sportivi come il MonterosaWalserUltraTrail e Forteight. Il Forte è attrezzato con caffetteria, ristorante, sale per eventi, sale congressi multimediali, bookshop, infolounge, wifi in molte aree; ospita anche un albergo.

Un curiosità sul Forte di Bard:

Nel marzo 2014 presso il forte di Bard sono state girate delle scene del film The Avengers: Age of Ultron.

 

 

Castello di Issogne

Sempre nel solito giorno raggiungiamo il Castello di Issogne uno dei più famosi castelli della Valle d’Aosta. È situato nel capoluogo di Issogne (località La place), sulla destra idrografica della Dora Baltea, e appare come una dimora signorile rinascimentale, creando una sorta di contrasto con l’austero castello di Verrès che si trova quasi di fronte al lato opposto del fiume.

 

Celebri sono il suo cortile interno, con la fontana del melograno e il coloratissimo porticato, raro esempio di pittura alpina medievale, con il suo ciclo di affreschi di scene di vita quotidiana del tardo Medioevo. 

Una delle caratteristiche del castello di Issogne, oltre ai famosi affreschi e alla fontana del melograno, sono i numerosi graffiti lasciati nel corso dei secoli dai visitatori e dagli ospiti del castello, dai servitori o dagli stessi castellani, preservati dal fatto che il castello non ha mai subito profondi rimaneggiamenti e testimoni della vita quotidiana che ruotava intorno al maniero. Questi graffiti, solitamente incisi sulle pareti tramite punte metalliche, sono presenti in tutto il castello ma in particolare sono visibili nel porticato del cortile, nei corridoi e nelle strombature di porte e finestre.

Le scritte sono soprattutto in francese, latino o italiano, e tra di esse si trovano commenti di viaggiatori tristi oppure sollevati per la loro partenza dal castello, massime sulla vita e sul denaro, confessioni di innamorati e commenti canzonatori.

Le lunette affrescate del porticato mostrano, oltre alla firma del pittore maestro Colin, commenti sull’una o l’altra delle professioni raffigurate, mentre nella galleria che porta alla camera della contessina si può leggere l’epitaffio per la morte del conte Renato di Challant “XI iulii 1565 / obiit Renatus / comes de Challant” e testimonianze di tristezza in occasione dell’anniversario della data.

Una piccola curiosità sul castello di Issogne:

All’interno del castello tra i graffiti del ‘600 che troviamo qua e la, vene è uno in particolare che ci ha colpito, il volto di un giovane disegnato in quello che all’epoca era il bagno delle donne, sicuramente opera di una Dama innamorata di questo giovane.

 

Fortezza di Verres

Come potevamo non concludere la giornata con la Fortezza di Verres uno dei più famosi manieri medievali valdostani. Costruito come fortezza militare da Ibleto di Challant nel XIV secolo, fu uno dei primi esempi di castello monoblocco, costituito cioè da un unico edificio a differenza dei manieri più antichi formati da una serie di corpi di fabbrica racchiusi da una cinta muraria.


Si erge su un promontorio roccioso che domina l’abitato di Verrès e la strada della Val d’Ayas, dalla parte opposta della Dora Baltea rispetto al castello di Issogne, ed esternamente appare come un austero cubo di trenta metri di lato, praticamente privo di elementi decorativi. 

Il castello di Verrès è uno dei monumenti più visitati della Valle d’Aosta e nel triennio 2007-2009 ha contato circa 20 000 ingressi ogni anno.

Nel 1884 il maniero venne utilizzato da Alfredo d’Andrade come uno dei modelli per la Rocca del Borgo Medievale di Torino, realizzata in occasione dell’Esposizione Generale Italiana Artistica e Industriale di quell’anno.

A partire dal 1949, ogni anno, a Verrès, in occasione del carnevale, viene rievocato l’episodio durante il quale, il 31 maggio del 1449, Caterina di Challant e suo marito Pietro d’Introd scesero sulla piazza del paese e iniziarono a ballare con gli abitanti del borgo. Durante i quattro giorni del carnevale il castello ospita cene e balli in maschera e la rappresentazione dell’opera “Una partita a scacchi” di Giuseppe Giacosa.

Una piccola curiosità che troviamo all’interno del castello, un rudimentale “forno a micro-onde” di una volta, erano degli scalda vivande incastonati nel muro di fianco al camino, che con un sistema di aria calda forzata tenevano in caldo il cibo per i nobili.

Terminata anche questa visita rientriamo in Hotel, stanchi, ma soddisfatti della giornata.

 

l’indomani mattina facciamo un salto in Centro di Aosta e ne rimaniamo stupiti della storicità di questa città, l’Arco di Augusto ci accoglie come accoglieva i Romani quando fu edificato nel 25 a.C. in occasione della vittoria dei Romani sui Salassi.

Dalla parte opposta dell’arco vi è La Porta Pretoria che è la porta di ingresso orientale della città romana di Augusta Praetoria Salassorum (oggi Aosta).

Costruita nel 25 a.C., si trova tuttora in eccellente stato di conservazione ed è formata da due serie di archi – uno maggiore centrale e due minori laterali – che racchiudono una piazza d’armi. Su entrambi gli archi sono visibili i camminatoi delle sentinelle.

L’arco centrale, che misura circa 7 metri di luce, era destinato al passaggio dei carri, mentre i due laterali, larghi 2,65 metri, a quello dei pedoni. I tre varchi orientali erano un tempo chiusi da cancelli levatoi. Le due torri difensive a base rettangolare sono state rimaneggiate nel corso del tempo; quella settentrionale in modo più evidente, mentre quella meridionale conserva ancora intatte alcune caratteristiche architettoniche romane. Nel Medioevo venne costruita una cappella alla sommità dell’arco centrale orientale, menzionata sin dal XII secolo, sotto la quale si trovava un forno per la cottura del pane. I segni scuri sulla pietra testimoniano ancora oggi della presenza di questo forno.

 

Castello di Fenis

Lasciata Aosta dopo un breve shopping ci dirigiamo verso il Castello di Fenis situato nell’omonimo comune, è uno dei più famosi manieri medievali della Valle d’Aosta.

Noto per la sua architettura scenografica, con la doppia cinta muraria merlata che racchiude l’edificio centrale e le numerose torri, il castello di Fénis è uno dei castelli medievali meglio conservati in Italia. 

Diversamente da altri manieri della regione, quali Verrès e Ussel, costruiti in cima a promontori rocciosi per essere meglio difendibili, il castello di Fénis si trova in un punto del tutto privo di difese naturali. Questo porta a pensare che la sua funzione fosse soprattutto di prestigiosa sede amministrativa della famiglia Challant-Fénis e che anche la doppia cinta muraria servisse soprattutto in funzione ostentativa, per intimidire e stupire la popolazione.

Alcune curiosità su Fenis:

Nel 1985 sono stati girati nel castello gli esterni del film Fracchia contro Dracula di Neri Parenti. Nel 2006 il maniero è stato usato come set per alcune scene della miniserie televisiva La Freccia Nera.

Nel 1976 le Poste Italiane hanno dedicato al castello un francobollo da 150 lire nell’ambito della quarta emissione della serie Turistica.

Nel 2013 la zecca italiana gli dedica una moneta della serie ‘Italia delle arti’ da 10 Euro con finitura a fondo specchio. Sul diritto è ritratto il castello mentre sul rovescio è rappresentato l’affresco di San Giorgio.

 

Pranzato veloce con un panino ci dirigiamo verso Il lago di Place-Moulin che si trova nel comune di Bionaz in Valpelline, valle laterale della Valle d’Aosta ad una altezza di 1968 m s.l.m.

È un lago artificiale formato dalle acque del torrente Buthier, torrente che solca nella sua lunghezza tutta la Valpelline. Si tratta di uno dei più grandi laghi della Valle d’Aosta insieme al lago di Beauregard in Valgrisenche.

La diga, uno degli sbarramenti più grandi d’Europa, fu costruita tra il 1955 ed il 1965; raggiunge l’altezza di 155 m e la lunghezza di 678 m.

Appena a monte del lago si trova il rifugio Prarayer.

Anche questa giornata è finita e quindi rientriamo in hotel e ci gustiamo per l’ultima sera i piatti tipici valdostani che ti lasciano la voglia di tornare.

 

Castello di Sarre

Svegliati la mattina dell’ultimo giorno e lasciato l’hotel ci dirigiamo verso il  Castello di Sarre composto da un massiccio corpo longitudinale che sovrasta una collina con evidenti terrazzamenti a picco sull’autostrada A5 per il Monte Bianco, la struttura è caratterizzata da un’alta torre merlata a base rettangolare con finestre a crociera che si innalza al centro della struttura. L’edificio si erge per tre piani e presenta un omogeneo rivestimento in pietra, del tutto analogo ai numerosi altri castelli della regione. Accanto al corpo principale ma all’interno della cinta muraria che circonda l’intera area di pertinenza, vi è una piccola cappella reale a navata unica, caratterizzata da sobrie decorazioni e un altare di chiara ispirazione barocca.
Il prospetto retrostante del castello si affaccia su un ampio cortile prativo, costeggiato da due camminamenti su ambo i lati e dalla struttura delle scuderie voluta da Vittorio Emanuele II. 

Originariamente il piano terreno ospitava l’appartamento del principe ereditario, quello del custode e una sala da pranzo collegata ai locali di cucina, dispensa e cantina del piano sotterraneo. Dal 1989 queste sale del piano terreno sono visitabili liberamente e dedicate ad una mostra permanente sulle famiglia Savoia e a locali di servizio.

Il primo piano ospita tuttora le sale appartenenti all’Appartamento Reale che, con l’ausilio di alcuni arredi originali e i tessuti minuziosamente riprodotti secondo gli inventari del 1890 reperiti presso l’Archivio storico di Torino, rievoca la dimensione abitativa dell’epoca umbertina. L’ambiente più caratteristico è la Galleria dei Trofei il cui singolare apparato decorativo voluto da re Umberto I è realizzato con centinaia di corna di stambecco, abbinati a decorazioni floreali dipinte sulle pareti, analogamente a quanto accade nell’attiguo salone omonimo.

Il secondo piano in origine ospitava le camere da letto per gli ospiti di riguardo ma l’attuale allestimento ricostruisce gli ambienti arredati secondo le esigenze degli ultimi sovrani che lo frequentarono tra il 1935 e il 1946, comprendendo anche la loro piccola collezione di tele di autori italiani dell’Ottocento e del Novecento.

 

Castello Sarriod de La Tour

Il castello Sarriod de La Tour è un maniero medievale valdostano che sorge nel comune di Saint-Pierre, nella zona pianeggiante coltivata a frutteto che costeggia la Dora Baltea e la SS26, dalla parte opposta del borgo rispetto al più famoso castello di Saint-Pierre.

Nel salone principale del castello, situato al primo piano dell’ala settentrionale, si può osservare un lavoro di intaglio di grande pregio ed interesse per la storia della scultura lignea in Valle d’Aosta. Si tratta del soffitto del salone costellato da una serie di mensole intagliate con figure di forma diversa che decorano i punti di intersezione con le travi: esse giustificano l’appellativo di “sala delle teste” dato alla stanza.


Sono complessivamente 171 le figure intagliate che compongono una sorprendente varietà di soggetti: ai volti di nobildonne e gentiluomini con copricapi all’ultima moda si alternano grottesche figure carnevalesche e creature fantastiche che paiono derivate da un bestiario medievale.
Si è osservato che:

« Tra le sculture affiora un gusto che si spinge ai limiti del grottesco e che, nell’infinito senso combinatorio di elementi umani ed animali non può non evocare l’opera visionaria di Hieronymus Bosch »
(E. Rossetti Brezzi (a cura di ), Fragmenta picta, op. cit. pag. 34)
Il soffitto fu realizzato intorno al 1432; sono riconoscibili gli interventi di due diversi intagliatori di cui almeno uno – quello che predilige figure con tratti fisionomici marcati – richiama alla mente gli intagli – in particolare nelle “misericordie” – realizzate nella seconda metà del XV secolo negli stalli del coro presenti nella Cattedrale di Aosta. Si è ipotizzato che Jean de Chetro, intagliatore valdostano attivo nella cattedrale, abbia compiuto il suo apprendistato proprio nell’atelier che ha realizzato la “sala delle teste”.

 

UNA PICCOLA SORPRESA:

Grazie alla disponibilità e la gentilezza dell’ Assessorato turismo, sport, commercio, trasporti (http://www.lovevda.it) e della loro seguitissima pagina Facebook  vi lasciamo qua sotto un magnifico video che riassume la maestosità di questa piccola regione ed i sui oltre 160 castelli.


 

Prima di lasciarvi un regalo sempre dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta

Scarica qua le Audio guide: Castelli e chiese Audioguide

 

Un Abbraccio,
Toscani Viaggiatori
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