AURORA BOREALE: TRA SCIENZA E LEGGENDE

Ottimi suggerimenti di Francesca Ivaldi

Miti e Leggende:
Sicuramente uno degli spettacoli più affascinanti che la Natura possa offrire, l’aurora ha, da sempre, affascinato ed incuriosito l’Uomo.

 AURORA BOREALE: TRA SCIENZA E LEGGENDE

Un po’ di storia…
Già nel V secolo a. C. i grandi filosofi greci e latini, stregati da questo incredibile fenomeno atmosferico, iniziarono ad interrogarsi sulle cause: per alcuni si trattava di comete, per altri di fuochi celesti (secondo Ippocrate si formavano in seguito alla riflessione della luce solare; per Annassimene erano causate da vapori ardenti che cadevano dal cielo ed andavano ad accumularsi sulle nuvole fino ad incendiarle).
Per chi si chiedesse come questi grandi pensatori avessero potuto avvistare l’aurora dalle Regioni in cui risiedevano, bisogna specificare che all’epoca il polo magnetico terrestre si trovava più a sud di oggi: da oltre un secolo e mezzo fa, cioè da quando fu scoperto da John Ross e dal nipote James, il polo magnetico artico si è spostato verso nord di circa 500 chilometri. Dalla Penisola di Boothia è oggi trasmigrato nell’isola Bathurst, a 1.750 chilometri dal Polo Nord, e più o meno lo stesso è avvenuto per il polo magnetico australe.
La prima accurata descrizione dell’aurora la si trova nel poema epico “Kongespeil” (King’s Mirror), un testo norvegese approssimativamente del 1250: qui per la prima volta venivano descritte come un fenomeno naturale, chiamato Nordurljos (Luci del Nord).
«… appare come la fiamma di un fuoco intenso visto da lontano. Strali appuntiti di disuguale e variabilissima grandezza dardeggiano verso l’alto nell’aria, così che ora l’uno ora l’altro è il più alto, e la luce ondeggia come una vampata splendente… e talvolta sembra sprigionare scintille come un ferro incandescente estratto dalla forgia. Come la notte termina e si avvicina l’alba, incomincia a impallidire e scompare quando prorompe il giorno… Noi non sappiamo nulla della natura delle Luci del Nord, ma l’uomo saggio propone idee e semplici congetture, e crede solo in ciò che è comune e probabile (e qui seguono una serie di teorie basate sul fatto che le luci del nord sono più comuni in alcuni luoghi che in altri)..».
Nel periodo buio del Medioevo l’aurora era vista come un presagio di sventura o di collera divina: si credeva si trattasse di eserciti di angeli che si scontravano in cielo, per cui migliaia di persone si recavano in pellegrinaggio nelle più famose cattedrali sperando di salvare il mondo dall’imminente Armageddon. Anche per le popolazioni Tlingis ed Eyak, in Alaska, l’aurora era presagio di guerra e sventura.
Durante i secoli molti avvenimenti funesti vennero associati all’apparizione dell’aurora boreale: nel 44 a.C. preannunciò l’assassinio di Giulio Cesare; nel 566 d.C. veniva prevista l’invasione dei Longobardi in Italia, avvenuta nel 569; il 15 gennaio 1192 preannunciò la carestia che scoppiò in Europa nello stesso anno; nel 1770 anticipò la morte di Thomas Becket; l’8 ottobre 1728 era preavviso del terremoto verificatosi in Sicilia e in Inghilterra; infine il 25 gennaio 1938 un’aurora color rosso intenso visibile in gran parte d’Europa anticipò lo scoppio della II Guerra Mondiale.

AURORA BOREALE: TRA SCIENZA E LEGGENDE

… ed un po’ di leggenda
L’Aurora nella Mitologia Inuit
Secondo gli Inuit della Groenlandia, le aurore (in lingua Inuktitut, “Qiugyat”) sono gli spiriti dei bambini deceduti di morte violenta o nel giorno del loro compleanno.
Per gli Inuit canadesi la Terra è piatta ed un sottile ponte unisce il nostro mondo con l’aldilà e i morti sono guidati nel cammino da spiriti dotati di fiaccole luminose. Per la loro tradizione le aurore boreali sono provocate dagli spiriti dei morti mentre danzano o quando, con fianchi e teste cinte con fasce luminose, giocano alla palla con il cranio di un tricheco. Anche per queste popolazioni le aurore potevano avere un connotato infausto: gli Inuit dell’Alaska nascondevano i loro figli durante questo fenomeno perché credevano che se un bambino le indicava durante la loro apparizione, esse venivano e lo portavano via per strappargli la testa e giocare con essa; i Sami svedesi proteggevano le loro donne dai raggi luminosi.
L’Aurora nella Mitologia Norrena
Per i Vichinghi norvegesi le aurore erano il sole riflesso dagli scudi delle Walchirie, le vergini mandate in battaglia da Odino perché scegliessero gli eroi che dovevano morire e li conducessero nel Valhalla; erano, quindi, indice di una battaglia in atto da qualche parte.
L’Aurora nelle Mitologie dei Pellerossa
Per gli Indiani del nord degli Stati Uniti, in cielo vivono i Manabai’wok (giganti cacciatori e pescatori): quando cacciano e pescano utilizzano una torcia per cui il cielo brilla ad indicare il luogo in cui si trovano.
Gli Indiani Athabaska ritenevano, invece, che le aurore fossero i riflessi della danza del fuoco di folletti.
L’Aurora nella Mitologia Aborigena
Per gli Aborigeni australiani è una danza degli dei.

AURORA BOREALE: TRA SCIENZA E LEGGENDE

E la scienza cosa dice?
Il fenomeno dell’aurora non si verifica soltanto sulla Terra: grazie alle immagini del telescopio spaziale Hubble, è stato possibile scoprire aurore polari su Giove e persino su Saturno, dove si creano spettacolari cerchi di luce ultravioletta (invisibili dalla Terra)
L’aurora boreale prende il nome dalla dea romana dell’alba, Aurora, e dal vento del nord, Borea, e fu Pierre Gassendi nel 1621 a darglielo.
Dopo anni di dubbi ed ipotesi, finalmente il 28 agosto 1859 l’astronomo inglese Richard Christopher Carrington scoprì che il fenomeno era legato all’ attività del Sole .
L’aurora si genera dall’interazione tra le particelle cariche provenienti dal Sole e le molecole del gas che costituiscono la nostra atmosfera terrestre e che produce dell’energia sotto forma di luce visibile: ogni interazione genera un piccolo flash di luce quindi miliardi di piccoli flash in sequenza generano l’effetto di una tenda di luce che danza nel cielo. ll vento solare è un flusso continuo di elettroni e protoni ed ha, di solito, velocità intorno ai 300 km/s . Quando avviene sul Sole l’emissione di una particolare quantità di materiale solare questo generalmente si propaga nello spazio ad una velocità superiore a quella media ed incontrando il campo magnetico terrestre determina un aumento della corrente nel campo magnetico: queste correnti fluiscono lungo le linee del campo magnetico verso i poli magnetici originando il fenomeno dell’aurora. Maggiore é la velocità del vento sole, maggiore sarà quindi il disturbo elettromagnetico che può ben rappresentare l’intensità finale dell’aurora. Esiste un indice chiamato Kp (K planetario) che può variare da 0 a 9 e che misura l’intensità del fenomeno: più alto é l’indice più l’aurora sarà visibile a latitudini inferiori.
Il colore di un’aurora dipende da una serie di fattori: l’altitudine alla quale avviene l’interazione, la composizione del gas atmosferico, la densità dell’atmosfera ed infine il livello di energia coinvolto. Il verde è il colore più comune visibile dalla superficie terrestre ed è prodotto dalle particelle che interagiscono con gli atomi di ossigeno ad un’altezza compresa tra i 100 e i 300 km di quota. A volte la parte più bassa dell’aurora può assumere una colorazione dal rosa al rosso intenso che è prodotta dalle molecole di azoto ad altezze attorno ai 100 km.
Se le collisioni con le molecole di ossigeno avvengono invece a quote più elevate, diciamo dai 300 ai 400 km, il colore che ne emerge è il rosso. Altri colori possono essere il blu o il viola causati dall’interazione con le molecole di idrogeno o elio.

Curiosità: Il mistero del suono delle aurore
Secondo la tradizione si possono avvertire rumori simili al “frusciare” o “sibilare” durante i rapidi movimenti delle aurore, ma fino ad oggi non esistono registrazioni di tali suoni. Onde radio di frequenze molto basse prodotte da sorgenti a grandi altitudini hanno suggerito un possibile meccanismo del suono associato alle aurore: esiste, dunque, la possibilità che una persona possa percepire, ma non udire realmente, l’aurora.

Dove scovarla?
Verificandosi ai poli terrestri i luoghi migliori per assistere all’aurora boreale sono i circoli artici. In Europa, i posti più indicati per gustarsi il fenomeno risultano essere la Norvegia del nord, nelle contee di Tromsø, Alta, Svalbard e Finnmark; la Danimarca, in corrispondenza dell’arcipelago delle Isole Faroe; la Finlandia, soprattutto a Luosto e nella cittadina di Sodanklya; la Lapponia svedese, soprattutto ad Abisko. Altrettanto favorevoli all’osservazione sono l’ Islanda e il nord della Russia. Nel resto dell’emisfero boreale, i luoghi migliori per assistere al fenomeno dell’aurora boreale sono l’Alaska (soprattutto nella zona di Fairbanks), il Canada e la Groenlandia.

Quando scovarla?
Nell’emisfero Nord, il periodo di visibilità va dall’ultima settimana di agosto fino a metà aprile, dopo di che il cielo diventa troppo luminoso per osservarla. La certezza di vederla non esiste, però, mai: con il cielo completamente nuvoloso è pressoché impossibile osservarla.

AURORA BOREALE: TRA SCIENZA E LEGGENDE

Come fotografarla: consigli di una non-fotografa
Partiamo da una precisazione importante: le fotografie dell’aurora non corrispondono a come l’occhio umano percepisce il fenomeno; spesso ad occhio nudo vediamo una debole luminescenza verde e poi guardando nella macchina fotografica, invece, il cielo appare come un’esplosione di colore verde intenso.
Altra considerazione: chi scrive non è una fotografa per cui questo non è, e non vuole essere, un trattato di fotografia, ma semplicemente una piccola raccolta dei “trucchetti” che ho imparato (a mie spese!) nei diversi tentativi di fotografare la “dama dei cieli”.
Materiale necessario:
Buon corpo macchina che supporti bene gli alti ISO (almeno 1600 con luna piena) ed e una lente grandangolare luminosa (consigliate le lenti con apertura massima f/2,8). Senza dubbio la reflex digitale è il top ma ciò che è veramente indispensabile è che la macchina permetta di impostare manualmente ISO, tempo di esposizione, messa a fuoco ed apertura del diaframma.
Obiettivo: grandangolare, possibilmente dai 24 mm in giù e dotato di una buona luminosità. Tanto maggiore sarà l’apertura del diaframma, tanto minori potranno essere il tempo di scatto (che consente di congelare al meglio il movimento dell’aurora) e gli ISO (che consente di ridurre invece il rumore). Se l’obiettivo ha lo stabilizzatore è necessario disattivarlo.
Treppiede: abbastanza robusto da reggere bene il peso della macchina fotografica e da rimanere stabile in caso di vento (che a quelle latitudini può essere molto forte).
Scatto remoto: indispensabile perché anche la minima vibrazione può essere fatale per la riuscita di una buona fotografia.
Batterie di riserva: è facile non pensarci (come sarebbe successo a noi durante il primo viaggio se non avessimo avuto un fantastico amico fotografo ad indottrinarci!) ma le batterie con il freddo si esauriscono alla velocità della luce per cui è fondamentale averne di scorta (ovviamente tenute al caldo in una tasca interna della giacca).
Come fotografare l’aurora boreale
Dal nostro amico fotografo abbiamo imparato una cosa fondamentale: non esiste una risposta univoca a questa domanda perché le condizioni atmosferiche cambiano continuamente così come l’intensità dell’aurora stessa.
Quelle che seguono sono delle considerazioni generali che a noi sono servite:
la messa a fuoco deve essere manuale e va fatta su un soggetto molto lontano ad esempio si può utilizzare la luna (se c’è), altrimenti, in condizioni di totale oscurità all’infinito (servono un pò di tentativi).
il diaframma va lasciato tutto aperto (al massimo si può chiudere di uno stop). Se si ha un obiettivo luminoso si potrà impostare il valore a f/2.8 o addirittura f/1.4. con il vantaggio di contenere il tempo di scatto e la sensibilità ISO. Se l’aurora è sufficientemente dinamica e luminosa a f/2.8 10 secondi permettono di fermare i movimenti. Altrimenti si devono utilizzare tempi più elevati.
ISO: dipende molto dagli altri parametri ma valori di 800 o 1600 sono un buon punto di partenza. Aumentando molto gli ISO è possibile che la fotografia si sgrani anche se nelle fotocamere più recenti gli algoritmi di gestione del rumore sono molto migliorati.

Tips and Tricks
• Utile una torcia frontale per modificare al buio le impostazioni della fotocamera (se possibile con la luce rossa perché l’occhio impiega un po’ di tempo per adattarsi al buio, dilatando la pupilla; usando la luce bianca , ogni volta ci si “accecherebbe” e si dovrebbe attendere altro tempo per far riadattare l’occhio, al contrario, la luce rossa non fa contrarre la pupilla)
• Utilissimi i sottoguanti (noi li abbiamo in materiale sintetico): con i guanti da neve diventa un’impresa pressoché impossibile modificare il settaggio della macchina fotografica ed in tutta onestà non consiglio di provare a rimanere senza guanti a quelle temperature di notte.
• Non fidatevi ciecamente del monitor della fotocamera: a noi è successo di essere convinti di aver fatto fotografie da primo premio e successivamente, guardandole con calma sul computer, di scoprire che proprio così fantastiche non erano! Meglio fare tanti scatti con diverse impostazioni così da poter scegliere le migliori.
• Noi usiamo sempre il formato raw per comodità nel lavoro di postproduzione.

ATTENZIONE i repentini sbalzi di temperatura possono far formare la condensa sia nell’obiettivo che nella macchina fotografica! Per evitare questo “disastro” non rimuovere mai l’obiettivo dal corpo macchina durante la sessione fotografica e, PRIMA di tornare in automobile, posizionare la macchina fotografica e l’obiettivo nella loro custodia cercando di mantenere una temperatura costante.

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Un Abbraccio,
Toscani Viaggiatori
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