crespi d'adda

Crespi d’Adda la città costruita a misura di lavoratore

Ci sono fabbriche nate vicino a grandi o piccole città e ci sono città nate intorno ad una fabbrica. Di questi esempi in Italia non ce ne sono tanti, anzi, ma ce ne è uno che vale la pena di scoprire: Crespi d’Adda. Lo so, molti di voi non ne avranno mai sentito parlare, un po’ come me fino a quando degli amici non mi ci hanno portata (quando vivevo a Milano).

Crespi d’Adda: le origini

Non si può apprezzare questo piccolo centro se non se ne conosce le origini. La storia di Crespi d’Adda infatti ha del particolare: non si parla di secoli fa, né di grandi invasioni. Questo è infatti un “borgo industriale” sorto a cavallo tra il 1800 ed il 1900 per volere di Cristoforo Crespi. La sua idea era costruire una piccola città per i dipendenti del suo opificio (nato nel 1878) situato nei dintorni del punto di confluenza del Brembo nel fiume Adda (riva bergamasca). Ogni lavoratore (erano accettati in città solo loro) ebbe in consegna una casa con orto e giardino, ovviamente la “bellezza” dell’abitazione cambiava in base al ruolo ricoperto in azienda, compreso il padrone che viveva nel suo castello ai confini del borgo. Ma non si parla solo di case, ma anche di una serie di servizi che erano messi a disposizione dei lavoratori e delle loro famiglie. Un detto dei residenti diceva che la famiglia Crespi “seguiva i dipendenti dalla culla alla tomba”. Ed era proprio così. Si partiva con le nascite nell’ospedale del paese, passando per la scuola (dove ai bambini venivano forniti libri e cancelleria necessaria), per la fabbrica e… al termine del “cammino” finendo nel cimitero cittadino. Il borgo era infatti dotato di tutti i servizi necessari, in modo che le famiglie non avessero bisogno di niente “dall’esterno”. C’erano, come detto, un ospedale, una scuola, una chiesa, il cimitero ma non solo. Anche i bagni pubblici, un dopolavoro, un teatro e, più avanti negli anni, una piscina.

I lavoratori potevano contare su una villetta sul lato sinistro del paese, in pratica al lato opposto dell’azienda e del castello dei Crespi. Inizialmente erano tutte uguali, negli anni Venti furono poi costruite delle ville per i dirigenti. L’espansione infatti non si fermò per almeno 50 anni, ma nessun intervento stravolse mai la natura che circondava il borgo.
Quello che noterete subito è l’equilibrio tra architettura, in senso artistico, e funzionalità. Tutto comunque ruotava intorno alla fabbrica, specie fino al 1930, anno in cui la famiglia Crespi lasciò il paese: erano gli orari della fabbrica a scandire la giornata del borgo.
Un progetto grandioso ma che riuscì a soddisfare le volontà del fondatore: anche nel periodo migliore dell’opificio Crespi d’Adda accoglieva solo un sesto degli operai assunti.

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Crespi d’Adda: dal passato al presente

Come vi ho accennato il massimo splendore del borgo industriale terminò negli anni Trenta, con varie vicissitudini economiche che lo portarono alla rovina. Oggi Crespi d’Adda, seppur in parte abitato, ha le sembianze di una piccola città fantasma. Molte delle strutture, a partire dalla fabbrica, sono state abbandonate e i segni del tempo le hanno irreparabilmente compromesse. Un abbandono che fa male all’intera storia italiana: il borgo è inserito tra i siti Patrimonio dell’UNESCO ma nonostante questo i numerosi interventi di cui avrebbe bisogno non vengono effettuati. Peccato perché è un esempio di borgo industriale in piena regola, dove i lavoratori avevano tutto a disposizione e dove era lo stesso padrone a sopperire ai fabbisogno della comunità, come scrisse il figlio maggiore di Cristoforo Crespi, Silvio: “La responsabilità di quegli imprenditori è dunque incalcolabile, come immensa la latitudine del loro dovere, il quale consiste nel conciliare le necessità dell’industria colle esigenze della natura umana, in modo che i progressi dell’una non siano mai per inceppare lo sviluppo dell’altra”.

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Crespi d’Adda: qualche chicca

Dette gioie e dolori di Crespi d’Adda vi aggiungo qualche chicca: il borgo fu il primo dotato di illuminazione pubblica con il sistema Edison. E poi… nonostante sia in provincia di Bergamo il prefisso telefonico è quello di Milano perché i Crespi fecero installare una linea privata che collegava il castello con la loro casa del capoluogo lombardo. E ancora, se vedete qualcosa di familiare nella chiesa è perché è la copia della chiesa di Busto Arsizio, città natale della famiglia. Ed infine: la chiesa ed il Castello furono costruiti in modo che con il portone aperto dalla cima della torre dell’abitazione i padroni potessero vedere l’altare.

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