Egitto, Giordania e Israele: Crociera 2011

Oggi parliamo di una crociera davvero fantastica, una di quelle crociere che ti restano dentro.
Tre paesi, differenti tra di loro che hanno migliaia di anni di storia alle spalle.
Ogni giorno con la crociera è possibile (facoltativo) scendere e fare delle escursioni, spesso molto belle, come quelle che abbiamo fatto in questa occasione, qua sotto cerchiamo di darvi un’idea dei posti che abbiamo visitato inseriti in un ordine cronologico del giro della nave.
Alla fine del diario abbiamo anche allegato un video che fa vedere con foto e musiche le meraviglie che questi paesi (purtroppo sempre caldi e non solo dalla temperatura) sanno offrire.

Partiamo i primi giorni per visitare L’Egitto:
Monte Sinai:
Il Monte Sinai con i suoi 2.285 metri di altezza è la seconda montagna più alta dell’Egitto dopo il Monte Caterina (2.637 m.) che si trova a circa 5 km a sud-ovest.
Ci sono due percorsi per raggiungere la cima del monte. Il primo, conosciuto come Siket El Bashait, è più lungo e meno ripido. La salita è possibile a piedi o in cammello con la guida di beduini locali. Il tempo approssimativo a piedi è di circa due ore e mezza. Il secondo percorso, conosciuto come Siket Sayidna Musa, è più diretto e ripido e parte direttamente dietro il monastero. Questo percorso misura circa 3750 passi detti passi della penitenza.

Egitto, Giordania e Israele: Crociera 2011

Monastero San Caterina
Ai piedi del Monte Sinai sorge il monastero di Santa Caterina, fatto erigere dall’imperatore Giustiniano nel 527, nel luogo in cui Dio si sarebbe manifestato a Mosè entro un roveto “ardente” che bruciava senza consumarsi e che la tradizione identifica in un rigoglioso rovo (Rubus spp) qui ancora coltivato. Il monastero occupa una posizione particolarmente suggestiva, ed è meta di pellegrinaggi e di visite turistiche, trovandosi a un paio di ore di strada (agevole) da una località balneare come Sharm El Sheikh e meno ancora da altre.

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Dahab
Dahab (دهب) è una piccola cittadina egiziana di 1300 abitanti, ubicata sulla costa sud-orientale della penisola del Sinai, nel Governatorato del Sinai del Sud. Nata come piccolo villaggio di pescatori, adesso è un rinomato centro turistico e balneare che si affaccia sul Mar Rosso, a 100 chilometri da Sharm el-Sheikh.

Lungo la costa si estende la barriera corallina, che partendo dall’estremità meridionale del Sinai (Ras Muhammed) arriva fino a Ras Abu Galum.

È una meta turistica particolarmente frequentata dagli amanti del windsurf (la zona è particolarmente ventosa), delle immersioni e dello snorkeling. A differenza che in altre località del Sinai, le immersioni si effettuano prevalentemente da terra. Degna di nota è l’immersione denominata il Canyon. Ci si immerge in una suggestiva spaccatura che la roccia presenta dagli 8 ai 50 metri di profondità con due uscite, una a 30 metri, l’altra sul fondo.

Dahab è meta di passaggio delle escursioni turistiche che da Sharm el Sheikh portano al monte Sinai, al Monastero di Santa Caterina e al parco naturale Ras Abu Galum. È anche stazione di partenza e di arrivo per le passeggiate lungo il Mar Rosso in groppa al cammello e per le escursioni nel Deserto del Sinai.

Lungo la costa sorgono importanti complessi alberghieri così come alberghi a gestione familiare, camping e ristorantini sul mare che hanno mantenuto tutto lo stile arabo e l’ambiente beduino originario.

Proseguiamo per Israele:
Fortezza di Massada
L’altopiano su cui sorge Masada, immerso nella depressione del Mar Morto, offre uno scenario naturale raro se non unico al mondo: la sua posizione sotto il livello del mare seppure in rilievo rispetto al territorio immediatamente circostante offre suggestioni paesaggistiche emotivamente molto forti, difficilmente descrivibili.

Molti dei turisti che frequentano il sito iniziano la scalata al sentiero del Serpente (noi no!!!) prima dello spuntare delle prime luci dell’aurora (nel buio della notte rischiarato unicamente dalla luna e dalle stelle), per riuscire a vedere l’alba da dentro i resti dell’antica fortezza. Il sole sembra sorgere quindi da una parete rocciosa (che in realtà è il resto della terra) per riversare la sua luce su tutto l’avvallamento circostante.

Nel 1998 è stata costruita una funivia che collega la fortezza con una stazione a valle, superando un dislivello di 290 metri; la stazione superiore della funivia è situata a una quota di 33 metri s.l.m.

Nel I secolo a.C. la fortezza era il palazzo di Erode il Grande che tra il 37 a.C. e il 31 a.C. la fece fortificare. La cittadina era arroccata su tre diversi livelli verso lo strapiombo sul lato nord della rupe, dotato di terme con caldaia centrale, magazzini sotterranei e ampie cisterne per la raccolta dell’acqua; nel 66 era stata conquistata da un migliaio di Sicarii che vi si insediarono con donne e bambini; quattro anni dopo – nell’anno 70 – caduta Gerusalemme, vi trovarono rifugio gli ultimi strenui ribelli non ancora disposti a darsi per vinti.

Egitto, Giordania e Israele: Crociera 2011

 

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Mar Morto
Il Mar Morto (in arabo: البحر الميت‎; in ebraico: ים המלח‎?, Yam HaMelah, letteralmente “mare del sale”) è – propriamente – un lago situato nel vicino Oriente tra Israele, la Giordania e la Cisgiordania, nella regione storico-geografica della Palestina. Chiamato anticamente Asfaltide, il mar Morto si trova nella depressione più profonda della Terra, generatasi nei millenni per effetto dell’evaporazione delle sue acque non compensate da quelle degli immissari, che è anche causa della sua nota forte salinità.
Attualmente il livello dell’acqua del bacino superiore (settentrionale) è a circa 415 m sotto il livello del mare ed il divario continua ad aumentare, dato che il livello continua inevitabilmente a scendere, ponendo anche il problema della sua possibile scomparsa nel medio-lungo termine.

La caratteristica peculiare del Mar Morto è che l’acqua è notevolmente salata, a causa della forte evaporazione, e questo non consente alcuna forma di vita fatta eccezione per alcuni tipi di batteri[1], da cui deriva il nome mar Morto.
L’acqua del Mar Morto, con densità di 1,24 kg/L sempre a causa dell’elevata salinità, permette a chiunque di galleggiare senza alcuno sforzo, mentre rende molto difficile la pratica del nuoto, in quanto si emerge troppo dall’acqua.
Le acque del Mar Morto vengono usate per la produzione di cloruro di potassio sia da società israeliane che giordane: vengono anche estratti bromo e magnesio, di cui il mare è ricco. L’estrazione viene fatta partendo dalle saline, visibili dallo spazio nella estremità sud del mar Morto.
Le sue acque erano conosciute fin dai tempi dei Romani e sono sfruttate ancora oggi, per le loro qualità curative, soprattutto per le malattie della pelle: il basso livello di raggi UV e l’alto tasso di ossigeno sono ottimi per la salute, l’alta concentrazione di minerali, tra cui il calcio e il magnesio, che sono utili rimedi contro le allergie e le infezioni delle vie respiratorie, il bromo che facilita il rilassamento, lo iodio che ha effetti benefici sulle disfunzioni ghiandolari e il fango per la cura della pelle.

 

Egitto, Giordania e Israele: Crociera 2011

 

Una toccata e fuga in Giordania:
Petra (da πέτρα, roccia in greco) è un sito archeologico della Giordania, posto a circa 250 km a sud della capitale Amman, in un bacino tra le montagne ad Est del Wadi Araba, la grande valle che si estende dal Mar Morto fino al Golfo di Aqaba del mar Rosso. Il suo nome semitico era Reqem o Raqmu («la Variopinta»), attestato anche nei manoscritti di Qumran.

Fu nell’antichità una città edomita e poi divenne capitale dei Nabatei. Verso l’VIII secolo fu abbandonata in seguito alla decadenza dei commerci e a catastrofi naturali e, benché le antiche cavità abbiano ospitato famiglie beduine fino ad anni recenti, fu in un certo senso dimenticata fino all’epoca moderna. Il complesso archeologico fu rivelato al mondo occidentale dall’esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt nel 1812.

Le numerose facciate intagliate nella roccia, riferibili per la massima parte a sepolcri, ne fanno un monumento unico, che è stato dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO il 6 dicembre 1985. Anche la zona circostante è dal 1993 parco nazionale archeologico. Nel 2007, inoltre, Petra è stata dichiarata una delle cosiddette sette meraviglie del mondo moderno.

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Di nuovo in Egitto:
Piramidi di Gizah
Giza deve la sua importanza al fatto di ospitare, su un pianoro roccioso che si trova alla periferia della città, una delle più importanti necropoli dell’antico Egitto A Giza sorgono infatti, oltre ad una gran quantità di sepolture minori, le tre più famose piramidi egizie: quelle di Cheope, Chefren e Micerino (o Mykerinos), secondo i nomi tramandati dalla tradizione greca ed ellenistica, tutte appartenenti a sovrani inseriti nella IV dinastia. La più grande piramide esistente è quella di Cheope. Sempre presso Giza si trova un altro famoso monumento dell’antico Egitto: la Grande Sfinge.

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Menfi
Menfi (nome arabo attuale Mit Rahina; Menfi è la forma italiana del nome greco-latino Memphis, attualmente in uso presso altre lingue, il quale si rifà all’originale egizio Men-Nefer) fu capitale di Aneb-Hetch, primo nomo del Basso Egitto, e capitale dell’Antico Regno dell’Egitto dalla costruzione, intorno al 2700 a.C., fino alla sua dissoluzione nel 2200 a.C.
In seguito, durante il Regno medio, diventò capitale del I nomos (distretto) del Basso Egitto.
Si trova a circa 19 km a sud dalla città odierna del Cairo, sulla sponda occidentale del Nilo.

La sfinge di Alabastro
La sfinge di alabastro di Amon-Ofis II. E’ la più grande delle sfingi esistenti realizzate in un unico blocco. E’ alta 4,5 metri e lunga 8. Un tempo fiancheggiava l’ingresso al Tempio di Ptah.

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Colossi di Ramesses II
Il Colosso di Ramesses II è un’immensa statua in calcare raffigurante il Faraone dell’Antico Egitto Ramesse II. Malgrado sia privo dei piedi misura circa 10 metri.

Fu scoperto nel 1820 da Giovanni Battista Caviglia, un esploratore italiano, vicino al villaggio di Mit Rahina dove sorgeva l’ antica capitale Menfi, circa 20 km a sud del Cairo in Egitto. Era interrato nei pressi del cancello meridionale del tempio di Ptah unica statua sopravvissuta di una coppia posta all’ingresso del tempio.[1] Caviglia ne fece offerta, tramite l’egittologo Ippolito Rosellini, al Granduca Leopoldo II di Toscana, che rifiutò per gli alti costi di trasporto e la necessità di segare la statua. Il pascià dell’Egitto Mehmet Ali propose di donarlo al British Museum di Londra, che a sua volta declinò l’offerta per gli stessi motivi. Così rimase a Menfi, dove tuttora si trova, ed attorno vi fu costruito un piccolo museo per proteggerlo.

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Sempre Egitto per finire il nostro viaggio:
Colossi di Memnone
Le statue gemelle rappresentano Amenhotep III (XV secolo a.C.) in posizione seduta, con le mani sulle ginocchia e lo sguardo rivolto a est, verso il fiume e il sole nascente. Due figure più basse sono scolpite sulla parte anteriore del trono, a fianco alle sue gambe: la moglie Tiy e la madre Mutemuia. I pannelli laterali rappresentano il dio del Nilo Hapy. Le statue sono formate da blocchi di quarzite che fu scavata probabilmente a Giza (presso la moderna Il Cairo) o a Gebel el-Silsileh, 60 km a nord di Assuan. Raggiungono una considerevole altezza di 18 metri, comprese le piattaforme di pietra su cui sono costruite.
La funzione originale dei Colossi era di stare a guardia dell’entrata del Tempio di Milioni di Anni di Amenhotep: un gigantesco centro di culto costruito quando il faraone era ancora in vita, dove venne riconosciuto come reincarnazione in terra del dio, sia prima che dopo la sua partenza da questo mondo. Ai suoi tempi, questo tempio era il più grande ed opulento nell’intero Egitto. Con una superficie di 35 ettari, anche i rivali successivi come il Ramesseum di Ramesse II o il Medinet Habu di Ramesse III non reggevano il confronto, non raggiungendone l’area; anche il tempio di Karnak, all’epoca di Amenhotep, era più piccolo.
Ad ogni modo, con l’eccezione dei Colossi, molto poco resta visibile al giorno d’oggi di questo tempio. Essendo costruito sul bordo della pianura alluvionale del Nilo, le ripetitive esondazioni annuali ne hanno danneggiato con il passare dei secoli le fondamenta, come illustra anche una famosa litografia del 1840 di David Roberts.

Luxor la Valle dei Re, dov’è seppellito il famoso: Tutankhamon
Con il nome valle dei Re si indica un’area geografica dell’Egitto, situata vicino all’antica Tebe, l’odierna Luxor, il cui accesso è a meno di 3 km dalla riva occidentale del Nilo, di rilevante importanza archeologica.

Per un periodo di quasi 500 anni, a partire dalla XVIII sino alla XX dinastia, ovvero dal 1552 a.C. al 1069 a.C. venne scelta quale sede delle sepolture dei sovrani dell’antico Egitto, quelli che proprio a partire dalla XVIII dinastia prenderanno il nome da Per-Aa, ovvero la “Grande Casa”, da cui il nostro termine di Faraoni.

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La valle è conosciuta in arabo come Biban el-Moluk (بيبان الملوك) ovvero la valle delle “porte dei re” (dacché Bab significa “porta” e Biban ne è il suo plurale) e nelle sue tombe – sino ad oggi ne sono state rinvenute 63 – sono esclusivamente sepolti i sovrani del paese, mentre alle consorti reali ed ai principi era destinata un’altra area alquanto prossima: la cosiddetta Valle delle Regine (Ta-Set-Neferu).

Il nome ufficiale della valle nella lingua egizia era Ta-sekhet-a’at (il Grande Campo).

Tomba di Tutankhamon
« Qui davanti a noi c’era una prova sufficiente a dimostrare che quello era davvero l’ingresso di una tomba che, visti i sigilli, dal di fuori sembrava inviolata. » (Howard Carter)

Egitto, Giordania e Israele: Crociera 2011

La Tomba di Tutankhamon (nota anche come KV62) è il luogo di sepoltura, nella Valle dei Re, del giovanissimo sovrano della XVIII dinastia che salì al trono all’età di 9 anni e morì all’età di 18 anni, poco prima di compierne 19. Analisi eseguite nel corso degli anni dalla scoperta della tomba, non ultime analisi del DNA compiute nel 2009, hanno consentito di appurare che il faraone soffriva di diverse malattie, alcune delle quali ereditarie, ma si è ritenuto che a nessuna di esse possa essere imputata la morte[3]. L’esito di tali analisi, pubblicate nel febbraio 2010 sulla rivista statunitense JAMA (Journal of the American Medical Association), oltre a chiarire aspetti legati alla genealogia del Re, hanno diagnosticato che questi era affetto dal male di Kohler, a causa del quale era costretto a camminare appoggiandosi ad un bastone. Ciò giustificherebbe, peraltro, la presenza nella KV62 di 130 di tali oggetti le cui condizioni fanno intendere che si tratti di strumenti di deambulazione effettivamente usati e non di semplice corredo. Nel corpo di Tutankhamon è inoltre stata rilevata la presenza del parassita della malaria in forma grave, come suffragato anche dalla presenza di piante con proprietà analgesiche ed antipiretiche nella tomba stessa.

La tomba in trattazione porta il numero 62 ed è bene rammentare che le 63 sepolture principali della Valle dei Re sono numerate progressivamente (sigla “KV”= King’s Valley, seguita da un numero); è inoltre utile tenere anche presente che la numerazione non ha nulla a che vedere con la progressione sul trono dei titolari; nel 1827, infatti, l’egittologo inglese John Gardner Wilkinson numerò le tombe già scoperte da 1 a 22 seguendo l’ordine geografico da nord a sud. Da tale data, però, ovvero dalla KV23 in poi, il numero corrisponde all’ordine di scoperta e, di qui, il numero 62 assegnato alla sepoltura del faraone fanciullo.

L’importanza della scoperta, forse la più famosa della storia dell’egittologia, risiede, prima di tutto, nel fatto che si tratta di una delle poche sepolture dell’antico Egitto pervenutaci quasi intatta, l’unica di un Sovrano e, conseguentemente, tra tutte quelle note, la più ricca. La scoperta di Howard Carter, il 4 novembre 1922, fu permessa dalle sovvenzioni di Lord Carnarvon.

Tempio di Karnak
I templi egizi sono la principale attrazione di el-Karnak al punto che, comunemente, al nome “Karnak” viene generalmente associato più il sito archeologico che non il villaggio.
Il numero annuale di visitatori è secondo solo a quello della piramidi di Giza. Il complesso templare di Karnak è, di fatto, costituito da tre distinti recinti templari dedicati ad Amon, alla sua sposa divina Mut, ed al Dio locale Montu (dal corpo umano e dalla testa di falco) il cui culto fu particolarmente in auge nel corso della XI Dinastia (in tal senso rammentiamo i sovrani di nome Montuhotep, della XI dinastia, cui seguiranno, con la XII, Re il cui nome teoforo farà riferimento ad Amon, altra divinità minore tebana facente capo alla cosiddetta Ogdoaede Ermopolitana, come, ad esempio, Amenhemat). In linea generale, sono riscontrabili quattro parti principali di cui solo una accessibile ai turisti ed al pubblico in generale.

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Grande tempio di Amon (visitabile)
Tempio di Montu (chiuso al pubblico)
Tempio di Mut
Tempio di Amenhotep IV (smantellato – chiuso al pubblico)

Ecco qua riassunto il nostro meraviglioso Viaggio!!!

Un abbraccio,
Toscani Viaggiatori
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