Hawaii, a spasso per Big Island

Hawaii, a spasso per Big Island

Salve viaggiatori, oggi siamo con Francesca che ci porta a spasso sulla Big Island.

A spasso per Big Island: informazioni generali

L’Isola di Hawaii o grande isola di Hawaii (Hawai‘i in hawaiiano) è la maggiore e la più orientale delle isole dell’arcipelago hawaiiano. Ha una superficie di 10.432,5 km² in costante crescita grazie alle continue eruzioni di lava dal vulcano Kīlauea.

Ma è anche la più giovane, la più variegata dal punto di vista del paesaggio e, forse, la più affascinante.

Cinque grandi vulcani diedero origine all’isola:

Kohala (Kohala Coast), inattivo da 60.000 anni fa, quindi ritenuto estinto e innocuo;

Manua Kea (Hilo) sede di osservatori astronomici, dormiente da 3.500 anni: Da qui si possono ammirare stupendi tramonti. Inoltre, se si sommasse l’altezza in superficie di oltre 4.200 metri con quella ancor più grande nelle profondità marine, il Mauna Kea sarebbe la cima più alta del mondo;

Mauna Loa, attivo e vastissimo, con un’estensione di quasi 5.300 chilometri quadrati. Copre gran parte dell’isola;

Hualalai (Kohala coast) attivo, erutta generalmente 2 o 3 volte ogni 1.000 anni;

Kilauea (Kau), considerato uno dei vulcani più attivi del mondo, non ha pace dal 1983. Per gli scienziati, è un vulcano “buono”, tant’è vero che le sue eruzioni sono una delle attrazioni più attese dell’isola.

Sull’isola si trovano due aeroporti internazionali, ad Hilo ed a  Kona.

Il clima va dal caldo al mite in base alla zona dell’isola in cui ci si trova. Una giacca pesante per le zone collinari e vulcaniche non deve mai mancare. La zona più piovosa è quella dell’area di Hilo sulla costa est, ma quello che potrebbe sembrare un problema è invece alla base della rigogliosa vegetazione tropicale. Il periodo più secco va da maggio a ottobre. Gli tsunami (da giugno a novembre) sono possibili ma non frequenti ed anche i cicloni tropicali sono rari.

L’isola può vantare ben 428 Km di costa, con spiagge di tutti i colori: bianchissime, nere come l’ebano o verde oliva. Ma una delle maggiori attrattive dell’isola è che qui non esiste inquinamento: i cieli sono così tersi da attrarre scienziati da tutto il mondo per studiare l’Universo.

Big Island è suddivisa in cinque regioni:

Kona Coast: la costa occidentale caratterizzata da spiagge (anche di sabbia nera) e da piantagioni di caffè. I distretti di North e South Kona formano un lungo litorale di 96 Km costellato da grandi alberghi e ville.

Kohala Coast: a nord. Qui si registrano scarse precipitazioni piovose. L’arida costa che va da Waikoloa sino a Upolu Point è caratterizzata da grandi resort lussuosi ricavati nelle antiche colate laviche.

North Kohala Region: ecco la regione del paniolo, il cowboy hawaiano;

Hamakua Coast: la costa orientale. 84 cm/anno di pioggia danno vita a lussureggianti foreste pluviali e cascate. 7 stupende valli nessuna raggiungibile in automobile.

Kau District: grande, rurale e remota, la regione più meridionale è senza dubbio la zona meno contaminata dall’uomo, con spiagge di sabbia nera, l’energico vulcano Kilauea, le piantagioni di noci di macadamia e di caffè e le fattorie in cui si alleva il bestiame.

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A spasso per Big Island: il nostro viaggio

Abbiamo dedicato 1 settimana alla scoperta dell’isola e ammettiamo di non essere riusciti a visitare tutto.

Come base per l’esplorazione dell’isola abbiamo scelto di affittare una casa nella zona di Captain Cook: scelta felice perché abbastanza comoda.

1° giorno

Abbiamo deciso di iniziare la scoperta dell’isola partendo da Kailua-Kona: un mix tra città e villaggio di pescatori con un’unica strada principale (Alii Drive).

Poco più a sud si trova il Kahaluu Beach Park: il fondo di sabbia nera e scogli è perfetto per lo snorkeling. A nord della baia impossibile non fotografare St Peter, una chiesetta con il tetto di lamiera blu.

Proseguendo verso sud si raggiunge la Kealakekua Bay da cui è possibile osservare in lontananza l’obelisco eretto in memoria di Captain Cook.

Tappa successiva la St Benedict’s Catholic Church, soprannominata “la chiesa dipinta”. La chiesa, in origine si trovava vicino a Kealakekua, ma venne spostata qui verso la fine del XX secolo. La sua particolarità sono i dipinti presenti all’interno, opera di un sacerdote belga (Padre John Berchmans Velghe): le colonne terminano in foglie di palma sul soffitto a volte raffigurante il cielo hawaiano, dove i rami verdi sono rivolti verso l’altare mentre quelli secchi verso la porta.

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Da qui, proseguendo lungo la strada, si raggiunge il Puuhonua o Honaunau National Historical Park, uno dei luoghi più sacri dell’isola. Era considerata una “città di rifugio”. Gli antichi credevano nel Kapu, le leggi fondate sullo spirito, l’ordine sociale e il rispetto dell’ambiente. Per chi violava queste leggi la punizione era severa, spesso la morte. Su ogni isola, però, esistevano dei rifugi, i puuhonua, che coloro che avevano infranto le leggi (o i guerrieri sconfitti) dovevano raggiungere prima dei loro inseguitori e dove, attraverso cerimonie di espiazione, le loro colpe trovavano espiazione. Una volta usciti da questi rifugi gli uomini erano salvi. Secondo la leggenda questo puuhonua venne fondato intorno al 1200 dal sovrano Ehu Kamalino. All’ingresso del sito viene fornita una piantina del parco con tutte le spiegazioni dei vari luoghi da visitare.

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Il percorso conduce sino alla baia dove si possono ammirare i Hale o Keawe, le effigi delle antiche divinità. A nord del Grande Muro si trova il Tempio.

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Da qui siamo andati ancora più a sud per vedere la spiaggia di Papakolea, soprannominata Green Sand Beach. La spiaggia vale sicuramente di essere vista soprattutto se si considera che è veramente verde oliva!

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Consiglio: la guida diceva che la spiaggia era raggiungibile con un 4×4 così abbiamo deciso di andare in macchina. Sicuramente è fattibile tenete però presente un “piccolo” particolare: la strada (o meglio la posta) non è in alcun modo segnata per cui spesso e volentieri ci si trova di fronte a tre poste affiancate e scegliendo quella sbagliata ci si trova insabbiati. Noi abbiamo avuto la fortuna di seguire per un tratto (forse il più complicato) il furgoncino di persone locali che accompagnano i turisti che non vogliono guidare (o andare a piedi) alla spiaggia: con il seno di poi credo che andrei a piedi.

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(come tempistica tenete conto che si tratta di una posta di circa 4 Km e noi abbiamo impiegato circa 1 ora a percorrerla)

2° giorno

Da Kona verso nord.

Questa è la costa dei grandi alberghi (Hilton Waikoloa Village e Four Seasons Hualalai solo per nominare i più conosciuti) perché è anche la zona dell’isola con il maggior numero di giorni di sole ed il minor quantitativo di precipitazioni. E’ anche la zona delle immense distese di lava nera e dei petroglifi.

Parlando di spiagge, invece, sicuramente la più bella spiaggia pubblica della zona e Hapuna: circa 1 km di sabbia bianca.

Proseguendo verso Nord si trova il Lapakahi State Historical Park: si tratta delle rovine di un antico villaggio di pescatori. La piantina che si ritira all’ingresso fornisce informazioni utili su quello che doveva essere lo stile di vita degli antichi abitanti. Secondo i racconti tramandati da generazioni questo era anche il sito di un tempio adibito ai sacrifici umani, un luakini. Una raccomandazione: il sito è completamente esposto al sole cocente senza nessun tipo di ombra, per cui portate tanta acqua e cercate di visitarlo al mattino.

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In un angolo del parco si trova una piccola spiaggia di corallo in cui è possibile fare snorkeling (noi lo abbiamo evitato per via delle correnti abbastanza forti).

Sempre verso Nord incontriamo la cittadina di Kapaau: qui non si può non ammirare la statua di Kamehameha (questa è l’originale mentre la copia si trova ad Honolulu).

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La strada termina al lookout di Pololu Valley: qui si assiste al trionfo della natura selvaggia (purtroppo per noi eravamo sotto il diluvio universale).

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A questo punto il pomeriggio volgeva al termine e noi avevamo prenotato lo snorkeling in notturna con le mante: forse una delle escursioni più famose e particolari che si possano fare sull’isola. Tutti i vari tour operator partono dalla zona di Kailua-Kona. Le agenzie sono diverse ma tutte offrono all’incirca lo stesso pacchetto: uscita in barca, muta e materiale sia per lo snorkeling che per il diving (per il diving è richiesto il brevetto ed alcuni richiedono anche la certificazione di aver già fatto immersioni notturne). Dopo un’interessante lezione sulle mante (e soprattutto su cosa NON fare nel caso le si incontrasse!) vengono posizionate in acqua delle piattaforme galleggianti a cui si deve rimanere agganciati per tutta la durata dell’escursione; vengono messe delle forti fonti di luce in acqua in modo da simulare la luce solare e si butta in mare plancton per richiamare le mante. L’attesa può essere lunga ma l’emozione di vederle apparire fluttuati ed eteree come fantasmi non è spiegabile. Sono animali eleganti e molto, molto grandi, assolutamente innocui per l’uomo.

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La permanenza in acqua è di 45 minuti a prescindere che si siano avvistate le mante o meno, dopo di che tutti di nuovo sulla barca con una buona cioccolata calda per scaldarsi un po’. (Per lo snorkeling non è richiesta nessun tipo di esperienza particolare).

3° giorno

Oggi ci aspetta il Hawaii Volcanoes National Park.

Andiamo verso sud ed attraversiamo il Kau District.

Impossibile non andare a vedere il Kalalea Heiau, il South Point (non esiste un cartello per segnare il luogo): il punto più a sud degli USA. Qui le correnti ed i venti sono molto potenti.  Tornando sulla strada principale raggiungiamo le due cittadine della zona: Waiohinu e Naalehu, quest’ultima è famosa per essere la sede della panetteria più a sud degli USA (raccomandiamo di fare un salto per assaggiare i famosi dolci portoghesi i punaluu).

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Ed eccoci finalmente al Hawaii Volcanoes National Park ingresso al parco 25 dollari a vettura per 7 giorni (da Hilo: 30 miglia sulla HWY 11, circa 45 minuti; da Kailua-Kona: 96 miglia sulla HWY 11, circa 2 ore e mezzo). Qui si trova uno dei vulcani più attivi al mondo, il Kilauea. Fondato nel 1916, il Parco comprende 333000 acri, dalla vetta di Mauna Loa al mare, con circa 150 miglia di sentieri escursionistici. Al centro delle colate laviche sono visibili i Kipuka: aree risparmiate dal fuoco dove la vita si sviluppa come su isole vergini. Oltre al Kilauea (che è attivo dal 3 gennaio 1983; da quando è iniziata l’attuale attività eruttiva il vulcano ha aggiunto più di 202 ettari di terreno a Big Island) qui troviamo anche il vulcano Mauna Loa (ha eruttato l’ultima volta nel 1984). Il Parco è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO dal 1982.

Subito dopo l’ingresso si trova il Kilauea Visitor center (9.00-17.00): qui ranger e volontari danno informazioni sul parco. Da qui parte il giro in macchina, il Crater Rim: in origine doveva esser, appunto, un anello ma adesso solo circa la metà del percorso è percorribile, il resto è chiuso per via delle forti esalazioni.

Subito dopo il visitor center si raggiungono i Sulphur Banks: zona avvolta da vapori mefitici tra rocce giallo senape.

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Poco dopo si trova il Belvedere di Kilauea da cui si può ammirare la caldera.

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Da qui ci si dirige verso il Thomas A. Jaggar Museum: qui si trovano computer che informano sull’attività sismica e vulcanologica, video ed esposizioni interattive.

Da qui la strada è chiusa.

Nel parco ci sono più di 240 Km di sentieri escursionistici tra cui scegliere. Noi abbiamo scelto di fare:
Thurston Lava Tube: una passeggiata di circa 20 minuti tra le felci giganti ed un ponte conducono ad un impressionante tunnel (lungo 137 mt) in cui un tempo scorreva lava incandescente.

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Devastation Trail: passeggiata di circa 1 Km (15 minuti) nella desolazione più totale.

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Kilauea Iki: circa 10 Km, il sentiero conduce al fondo del cratere (passeggiata poco difficoltosa da non perdere!)

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Pu’u Huluhulu: passeggiata di circa 4 Km, andata e ritorno (circa 45 minuti).

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Considerando la distanza dal luogo in cui avevamo affittato la casa e soprattutto il fatto di voler assaporare il più possibile il Parco, avevamo scelto di dormire una notte all’interno, al Volcano House: l’albergo offre diverse tipologie di alloggio noi avevamo optato per il lodge nel campeggio (piccolo, senza bagno ma pulito e caldo). Scelta decisamente azzeccata perchè, dopo cena, siamo andati al parcheggio del Jaggar Museum per vedere i vapori che escono dalla caldera tingersi di un rosso acceso: uno spettacolo bellissimo.

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Consiglio: al mattino e soprattutto alla sera fa freddo (alle 21.00 abbiamo trovato circa 10 gradi, idem al mattino presto) per cui portate pantaloni caldi, una felpa ed una giacca!

4° giorno

Questa mattina colazione presto e poi di nuovo al Lava Tube per poter fare le foto al tunnel senza la folla che si trova durante la giornata.

Dopo di che abbiamo percorso la Chain Of Craters Road: una strada di circa 29 Km (45 minuti) che attraversa il Parco e conduce al mare.

A questo punto abbiamo salutato il Parco e ci siamo diretti alla cittadina di Puna: qui abita la terza generazione dei figli dei fiori, tra negozietti new age, passerelle in legno e vestiti hippy. Un po’ come fare un salto nel passato.

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Alle 15.00 avevamo appuntamento a Kona per un giro in elicottero di due ore sull’isola.

Alcune zone dell’isola non sono raggiungibili in macchina, l’elicottero rimane, dunque, l’unico modo per vederle. Detto questo l’emozione di poter sorvolare la caldera di un vulcano in eruzione, di poter ammirare stupende valli solcate da gigantesche cascate e di poter attraversare meravigliosi arcobaleni, credo che non abbia prezzo.

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Queste isole sono fatte per poter essere, anche, ammirare dall’alto!

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5° giorno

Essendo il mio compleanno, abbiamo deciso di abbandonare il vero e selvaggio volto dell’isola per tuffarci nel super turistico Hilton Waikoloa Village: un immenso complesso in cui si sposta con il treno o con le barche.

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6° giorno

Destinazione: Hilo e Nord dell’isola

Secondo le statistiche qui si registrano circa 278 giorni di pioggia all’anno e questo dà ragione delle incredibili orchidee selvatiche (e della moltitudine di altri fiori) che crescono ai bordi delle strade. Il centro non è molto grande ed andando a prendere la piantina gratuita alla Lyman House lo si gira in poco tempo.

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Consiglio: andate a visitare Hilo di mercoledì o di sabato quando all’Hilo Farmer’s Market si trovano più di 200 bancarelle di pesce, frutta e verdura. Impossibile resistere alle profumatissime orchidee. Assaggiate la spettacolare fragola-papaya!

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Andando verso nord si trovano:

Boiling Pots e Rainbow Falls: bellissime cascate visibile praticamente dal parcheggio;

Akaka Falls State Park: 128 mt di salto, definite le più belle cascate dell’isola, sono facilmente raggiungibili con un breve sentiero (purtroppo il sentiero ad anello di circo 800 mt è, al momento, chiuso)

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Appena usciti da Hilo prendete la Pepeekeo Scenic Drive, una deviazione di circa 6 Km che attraversa la foresta tropicale, tra ruscelli e cascate, e regala scorci magnifici della costa lavica.

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A malincuore salutiamo questa splendida isola perché domani ci attende l’aereo con destinazione: Maui.

Aloha!!!!

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Grazie mille Francesca per averci fatto sognare.

Un Abbraccio,
Toscani Viaggiatori
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