Islanda in Autunno, a caccia di Aurore Boreali

Salve viaggiatori, questa volta abbiamo approfittato di un ponte lavorativo (il 1 novembre cadeva di martedì) per tornare in un posto dove abbiamo lasciato il cuore: l’Islanda.

Una terra tanto dura e aspra quanto fantastica e affascinante.

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Siamo partiti da Bologna e con un breve scalo a Copenaghen siamo arrivati a Reykjavik, per la precisione all’aeroporto di Keflavik verso le 17. Era già buio! Infatti in questo periodo il sole sorge verso le 9:30 e tramonta all’ incirca verso le 17.

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Qua abbiamo noleggiato un’auto 4×4, molto più comoda per girare l’Islanda rispetto ad un’auto normale (le strade sono in maggioranza buone, ma con un 4×4 si è più sicuri se si devono fare affrontare percorsi sterrati).

Al nostro arrivo abbiamo trovato un paesaggio imbiancato da poco di una candida neve che però ci lasciati già il giorno successivo, mostrando di nuovo la vista a rocce e lava solidificata. E’ ancora “troppo caldo” per far si che nevichi come dovrebbe.

La nostra “prima notte” abbiamo dormito a Selfoss, dove da lì dovevamo andare a vedere almeno il cratere di Kerið, ma nulla da fare, troppo buio, quindi siamo andati a cena in un locale dove eravamo già stati anche lo scorso anno e dove si mangia un ottimo Hamburger, il locale è molto caratteristico e accogliente, e soprattutto in centro.

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La mattina successiva (verso le 7) fatta colazione partiamo che il sole non è ancora sorto per sfruttare al meglio la giornata; giornata che però fa un pò di capricci e la pioggia inizia a diventare compagna di viaggio.

Una piccola curiosità: In Islanda non si portano ombrelli in quanto sarebbero inutili per via del costante vento e dell’instabilità del meteo. Portatevi quindi giacca impermeabile, pantaloni impermeabili da mettere sopra i pantaloni e scarpe anti pioggia, non dimenticate a novembre cappello, sciarpa e guanti perché i 5°C con vento e pioggia danno l’impressione di essere -10°C.

Per iniziare bene la mattinata ci rechiamo subito alla cascata doppia di Hjálparfoss così detta perchè ha due getti che fluiscono in uno specchio d’acqua, situata nei campi di lava a nord dell’Hekla. Si trova a circa 30 chilometri ad est del villaggio di Flúðir ed è raggiungibile con la strada sterrata 32 che si snoda tra i campi di lava di Vikrar. E’ comunque facilissima da raggiungere anche in auto.
 

Da qua dopo un’ora e mezza di tragitto abbiamo proseguito lungo la costa sud e raggiunto la seconda tappa, una meravigliosa cascata (una delle nostre preferite): Seljalandsfoss 
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…e subito 500 mt. più avanti la cascata nascosta di Gljúfrabúi chiamata così perchè si tuffa in una spaccatura del monte e rimane nascosta dalla strada. E’ possibile anche attraverso la roccia entrare all’interno per ammirarla da vicino, ma mettete in conto di farvi la doccia con gli spruzzi!

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Entrambe sono molto alte e se è la prima volta che venite qua, vi lasceranno senza fiato.Continuando a sud sulla Road 1 (che gira ad anello tutta l’isola) a circa 30 km di distanza si trova Skogafoss , altra maestosa cascata ed una delle più famose del sud.

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Da lì si riparte verso Vik, ma prima c’è una tappa obbligatoria se siamo da quelle parti, Sólheimajökull, che è una lingua del ghiacciaio Mýrdalsjökull sul vulcano Katla. Si arriva in auto fino ad un parcheggio dal quale si prosegue circa 800 mt., nel parcheggio si trova anche una piccola caffetteria con servizi e wifi.
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Il Katla è un grande vulcano dell’Islanda, importante sia per le sue dimensioni che per l’intensità delle sue eruzioni. È localizzato nel sud del paese al di sotto del ghiacciaio Mýrdalsjökull, la sua ultima eruzione avvenne nel 1918. La sua caldera ha il diametro di circa 10 km ed erutta con una cadenza variabile tra i 13 e gli 80 anni, l’eventuale nuovo fenomeno è perciò piuttosto in ritardo e il cratere risulta costantemente monitorato. A partire dall’anno 920 si sono avute 17 eruzioni documentate. Il Katla fa parte di un sistema vulcanico più vasto (uno dei più complessi e poderosi al mondo), centrato sul vulcano Grímsvötn e che include inoltre il vulcano Laki e la fossa vulcanica di Eldgjá. Spesso il Katla è catalogato erroneamente come Supervulcano per la presenza di una caldera alla sommità dell’edificio vulcanico, tuttavia rientra nella fascia delle caldere vulcaniche le cui eruzioni possono essere di carattere Pliniano o Ultra-pliniano.

A rendere ancora più particolare la situazione del Katla è il fatto che si tratta di un vulcano sub-glaciale, ricoperto da un ghiacciaio che arriva ad avere uno spessore di 600 m al di sopra di esso. Prima che si costruisse l’Hringvegur, (la strada Road 1 ad anello che attraversa lo Stato islandese), la popolazione locale temeva di attraversare le pianure nei pressi del vulcano a causa delle jökulhlaup: le improvvise inondazioni dei fiumi determinate dalle eruzioni che sciolgono i ghiacci sovrastanti. Infatti le eruzioni subglaciali hanno come primo effetto quello di creare, tra il vulcano ed il ghiaccio sovrastante, un lago sub-glaciale originato dalla fusione del ghiaccio prodotta dall’intenso flusso termico proveniente dal vulcano. Se poi si verifica un forte aumento della pressione tale da rompere parte della massa di ghiaccio che ricopre il vulcano (o se tutto il ghiaccio sovrastante collassa a causa dell’eruzione), l’acqua del lago viene spinta improvvisamente fuori dagli argini provocando improvvise e devastanti inondazioni. Particolarmente significativi furono i lahar verificatesi nel 1918, che arrivarono a misurare 125 km² di estensione e che produssero un ampliamento della linea costiera di 5 km.
Ma tranquilli, noi ci siamo passati e siamo sopravvissuti!
La sera dormiamo a Vik in un centralissimo hotel (che fa anche da ostello) di fianco ad un caratteristico ristorantino.
Vik come città è molto piccola si sviluppa tra il mare ed il monte che la ripara dal vulcano attivo Katla.

 
All’indomani, dopo la foto di rito dalla chiesetta che protegge Vik dall’alto, facciamo un salto sulla spiaggia nera (Reynisfjara Black Sand Beach), chiamata così per il colore nero della sabbia.

Alle spalle di essa vi è una parete di basalto, formata da colonne esagonali ordinate su tutta la facciata del monte e sotto di essa vi è una piccola grotta.

 
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Da questo punto è possibile vedere a ovest la scogliera di Dyrhólaey Arch e a est delle curiose formazioni di lava nera che spuntano dal mare, la leggenda narra che siano stati due giganti che, sorpresi dall’alba prima di potersi nascondere in montagna, vennero trasformati nei tre faraglioni che possiamo ammirare oggi. Tutti e tre hanno ovviamente un nome e sono: Skessudrangur, Langhamar e Landdrangur.

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Dyrhólaey è una penisola di origine vulcanica, che spiega l’estensione del nome, con hóla che significa collina e eyja che significa isola. Di fronte alla penisola c’è un arco gigantesco nero di lava sul mare, che ha dato alla penisola il resto del nome (con dyr che significa porta). Háidrangur è il più alto dei faraglioni di Dyrhólaey (56 m). 

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Il panorama è maestoso, con il ghiacciaio Mýrdalsjökull a nord, le colonne di lava nera del Reynisdrangar sul mare e ad ovest tutta la costa in direzione di Selfoss. In estate molte pulcinelle di mare nidificano sulla scogliera. Nel 1910 sul promontorio è stato costruito un primo faro, mentre l’attuale struttura, risalente al 1927, ha la lente più grande di qualsiasi altro faro in Islanda.

Ripartiamo e dopo circa un’ora arriviamo al parcheggio per Svartifoss (dette le cascate nere). Svartifoss è una cascata situata all’interno del Parco nazionale Skaftafell. Caratteristica particolare di questa cascata è la presenza di colonne di basalto dalla forma esagonale di provenienza vulcanica. La cascata Svartifoss è raggiungibile a piedi in circa 45 minuti, percorrendo un sentiero che parte dal campeggio del parco, il percorso è molto agevole e la strada è ben curata. All’ingresso del parco c’è anche un piccolo punto informazioni, servizi e un bar. La cascata non è tanto alta, ma sicuramente è la più strana.

 
Raggiunta di nuovo la macchina “corriamo” verso uno dei posti più fotografati, visitati e spettacolari dell’Islanda del sud: Jökulsárlón

Un lago dentro il quale galleggiano iceberg anche per 40 anni che poi vengono trascinati dalla corrente in mare, e dove a volte succede che le onde li accompagnino sulla spiaggia.


La laguna è l’immagine perfetta di cosa sia l’Islanda, del motivo per cui l’isola al limite della vivibilità, attrae, innamora e fa sognare un domani di poterci vivere anche solo per qualche anno. Pace, silenzio, senso di sicurezza, cordialità, aria limpida e pulita, è la natura che ti accoglie e ti avvisa, tu sei un ospite, non dimenticarlo mai.E’ vero che ci sono vulcani attivi che ogni tanto eruttano e che nell’entroterra le temperature sono parecchio rigide, ma noi ce ne siamo perdutamente innamorati!Scusate la parentesi, torniamo al nostro viaggio, eravamo rimasti a Jökulsárlón, da lì è possibile anche prendere una barca e fare il giro della laguna tra gli iceberg, ma purtroppo non siamo riusciti a farlo a causa del forte vento per il quale avevano interrotto la navigazione.La sera ci fermiamo a dormire ad Hofn e li per la prima volta in vita nostra vediamo l’Aurora Boreale! Wowwwwwwww ecco com’è! Una cosa meravigliosa, improvvisamente compare una fascia enorme luminosa e bianca che inizia a danzare in cielo.

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Una piccola spiegazione: L’aurora polare, spesso denominata aurora boreale o australe a seconda che si verifichi rispettivamente nell’emisfero nord o sud, è un fenomeno ottico dell’atmosfera terrestre, caratterizzato principalmente da bande luminose di un’ampia gamma di forme e colori rapidamente mutevoli nel tempo e nello spazio, tipicamente di colore rosso-verde-azzurro, detti archi aurorali.

Il fenomeno è causato dall’interazione di particelle cariche (protoni ed elettroni) di origine solare (vento solare) con la ionosfera terrestre (atmosfera tra i 100 – 500 km): tali particelle eccitano gli atomi dell’atmosfera che diseccitandosi in seguito emettono luce di varie lunghezze d’onda. A causa della geometria del campo magnetico terrestre, le aurore sono visibili in due ristrette fasce attorno ai poli magnetici della Terra, dette ovali aurorali. Le aurore visibili ad occhio nudo sono prodotte dagli elettroni, mentre quelle di protoni possono essere osservate solo con l’ausilio di particolari strumenti, sia da terra sia dallo spazio.

Fotografarla è abbastanza semplice, un bel cavalletto stabile, una lunga esposizione (almeno 1 minuto), obiettivo puntato a nord e MOLTA pazienza, perché lei appare quando gli pare. Se volete un consiglio, naso in su a partire dalle 21…. e buona fortuna!

Hofn in questo viaggio è stato per noi il giro di boa, punto di ritorno, dato che stavolta avevamo solo 5 giorni a disposizione.

Sulla strada del ritorno ci siamo fermati ad ammirare il Fjaðrárgljúfur, un canyon nella parte sud-orientale dell’Islanda, profondo 100 mt. e lungo circa 2 km, seguito dal fiume Fjaðrá. Si trova vicino alla Hringvegur, non lontano dal villaggio di Kirkjubæjarklaustur e si è formato circa 2 milioni di anni fa.

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 La sera ci siamo fermati a dormire a Skogar e dopo una cena a base di agnello e pesce, via di nuovo a caccia di aurore, che fortunatamente abbiamo di nuovo visto, anche se con minore intensità.

L’ultimo giorno, prima di avviarci verso Reykjavik, siamo tornati a Þingvellir (Thingvellir), che è un parco nazionale che si trova nella parte sud-occidentale dell’isola. Nel 2004 Þingvellir è entrata a far parte dell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.
Þingvellir è uno dei luoghi più importanti della storia islandese: nell’anno 930 vi venne fondato l’Althing, uno dei primi (se non il primo) parlamenti del mondo.
La deriva dei continenti può essere chiaramente riconosciuta nelle gole e nelle faglie che attraversano la regione; la più grande di esse, chiamata Almannagjá, è un vero e proprio canyon.
Passeggiando all’interno di esso è quindi possibile da un lato toccare simbolicamente il continente Europeo e dall’altra il continente Americano. 

Þingvellir si trova sulla sponda settentrionale di Þingvallavatn, il più grande lago d’Islanda. Il fiume Öxará scorre attraverso il parco nazionale e forma una cascata in corrispondenza dell’Almannagjá, chiamata Öxaráfoss. Insieme alla cascata Gullfoss e ai geyser di Haukadalur, Þingvellir fa parte del Circolo d’Oro.

Si parcheggia all’ingresso del parco e ci si avventura a piedi per circa 1 km. in questo fantastico canyon, l’ingresso al parco Nazionale è gratuito, c’è solo da pagare il parcheggio (che si aggira su 500 isk per l’intera giornata).

Proseguiamo nel nostro viaggio e come seconda tappa della giornata non molto distante visitiamo il famoso Geyser Strokkur, che è un Geyser situato nella regione geotermica nei pressi del fiume Hvítá in Islanda, e precisamente nella parte sud-occidentale del Paese, a est della capitale Reykjavik. È uno dei più famosi geyser islandesi ed erutta regolarmente circa ogni 4-8 minuti e dal vivo fa il suo bell’effetto, provate a pensare a uno spruzzo d’acqua sparato a 20/30 mt. dal vapore sotterraneo, è a dir poco strabiliante!

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Che dire, un viaggio che ci ha regalato, anche se era la seconda volta che visitavamo l’Islanda, un’infinità di emozioni, emozioni che ti rimangono nel cuore come un tatuaggio indelebile.

….Islanda torneremo di nuovo a visitarti!

ALCUNE INFO UTILI:

Capitale: REYKJAVIK
Popolazione: 320.000
Fuso Orario: -1 h. Quando in Italia vige l’ora legale la differenza è – 2h
Lingue: Islandese. Molto diffuso l’inglese
Moneta: Corona Islandese
Prefisso: per l’Italia 0039 – dall’Italia 00354

DOCUMENTI NECESSARI
Passaporto: Carta d’identità valida per l’espatrio o passaporto valido. Non occorre visto d’ingresso.
Si segnala che spesso comportano notevoli disagi (fino al respingimento in frontiera) sia le carte d’identità in formato cartaceo rinnovate con timbro apposto dal Comune di appartenenza, sia quelle in formato elettronico rinnovate con il foglio di proroga rilasciato dal Comune, sia le carte d’identità la cui validità sia stata prorogata fino al giorno della propria data di nascita. 
Patente: è riconosciuta la patente di guida italiana in corso di validità

CLIMA
Il clima dell’Islanda è oceanico freddo vicino alla costa meridionale e nelle aree di tundra sugli altipiani interni. L’isola si trova sul percorso della Corrente nord-atlantica, il che rende il clima più temperato di quanto la latitudine leggermente a sud del circolo polare artico lasci immaginare. Il tempo in Islanda è notoriamente variabile.

Le estati sono in genere più fresche e piovose rispetto all’Italia con temperature medie minime/massime di 9°/14°, mentre in inverno sono meno rigide di quanto ci si possa aspettare, soprattutto nella fascia costiera. Le medie minime/massime di Reykjavik in inverno sono -3°/4°

 
Un abbraccio,
Toscani Viaggiatori
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