Tra Castelli, Guerrieri Cinesi e Leggende della Fata Bema

Oggi Parliamo di Castelli e non Fantasmi ma di Mummie, si Mummie, ascoltate l’affascinante racconto della Fata Bema del castello di Montechiarugolo, guardate che meraviglia le statue dei Guerrieri Cinesi nel castello San Pietro e la meravigliosa invenzione della prima “videosorveglianza” usata in un castello del 1600.

Rocca Sanvitale
La Rocca Sanvitale di Fontanellato si erge, incantevole, al centro del borgo, circondata da ampio fossato colmo d’acqua: racchiude uno dei capolavori del manierismo italiano, la saletta dipinta dal Parmigianino nel 1524 con il mito di Diana e Atteone.
All’interno della Rocca ancora intatto l’appartamento nobile dei Sanvitale.
Nella Rocca Sanvitale di Fontanellato visitabile l’unica Camera Ottica in funzione in Italia.
In una apposita ala del Castello da marzo 2015 è visibile lo Stendardo della Beata Vergine di Fontanellato ritrovato, il grande drappo in damasco rosso lungo 5 metri e alto 4 metri datato tra il 1654 ed il 1656. La sua forma e gli anni della sua esecuzione hanno fatto pensare anche ad un suo utilizzo come bandiera di nave – una Galera – capitanata da un nobile Sanvitale, come attestano alcuni documenti, che ha solcato il Mar Mediterraneo durante la guerra di Candia.
LA STORIA
La storia dell’edificazione della Rocca Sanvitale può essere fatta risalire all’anno 1124 quando venne eretta una prima torre di difesa da parte dei Pallavicino.
A tale periodo viene fatta risalire proprio la costruzione del mastio centrale della Rocca, che serve anche come porta di ingresso, oggi attraverso un ponte di pietra, originariamente attraverso un ponte levatoio.
Nel 1386 le terre di Fontanellato con la relativa Rocca, vennero cedute ai Sanvitale.
Nel 1404, il feudo venne trasformato in contea: fu in tale periodo che la Rocca di Fontanellato divenne una residenza signorile di notevole importanza.
La Rocca appartenne alla famiglia Sanvitale fino al 1948 anno in cui Giovanni Sanvitale la vendette all’amministrazione comunale.
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Castello San Pietro
Grazie ad un percorso guidato è possibile rivivere tutta la magia di un tempo visitando le 30 sale riccamente decorate ed arredate del Castello di San Pietro. Come documenta un’epigrafe in pietra che si affaccia sul Cortile dei Cavalieri, il Castello fu edificato nel 1460 da Bartolomeo Barattieri, nobile giureconsulto e ambasciatore di Piacenza presso la corte di Papa Giulio II della Rovere. La famiglia Barattieri ha mantenuto la proprietà fino al 1993, permettendo così un’ottima conservazione della struttura originaria che si presenta oggi come fedele e preziosa testimonianza di dimora gentilizia quattrocentesca. Disposto su un impianto rettangolare da cui emergono il mastio d’ingresso e due torrioni rotondi collocati a difesa del lato Nord, il Castello appare esternamente austero e compatto, mentre all’interno un elegante corte quadrata a doppio ordine di arcate dal delicato disegno lo rende leggiadro ed elegante. Concepito come residenza nobiliare fortificata, il Castello presenta soluzioni architettoniche difensive molto interessanti dovute all’introduzione delle armi da fuoco. Danno respiro alla costruzione ampi spazi verdi, il grande parco alberato ed il vasto giardino.

Nell’ala ovest dei sotterranei del Castello è allestita la mostra permanente di 39 statue dei Guerrieri di Xian, fedeli riproduzioni degli originali autenticate dal governo cinese. Le statue di terracotta, di dimensioni naturali, sono schierate proprio come lo erano nel III a.C. quando furono poste a guardia del mausoleo del primo imperatore cinese Qin Shi Huang. La tecnica di fabbricazione è identica a quella impiegata in antichità e consiste nel compattare cerchi di argilla per creare il torace, al quale è poi aggiunta la testa. La struttura è quindi ricoperta di blocchetti di argilla per creare le uniformi, decorata e dipinta. Le figure, oltre ad avere pose differenti e armi specifiche che corrispondono alla loro funzione nell’esercito, mostrano anche tratti fisionomici diversi fra loro. Le statue dei guerrieri hanno un’eccezionale qualità tecnica ed artistica, dimostrando un sorprendente senso realistico.
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Castello di Montechiarugolo
Le successive vicende del castello si legano a quelle del ducato farnesiano: estintasi la dinastia Farnese con l’ultimo discendente maschio Antonio, l’eredità spetta a Don Carlo di Borbone, primogenito di Elisabetta Farnese e di Filippo V di Spagna.
In questo periodo vi è un importante cambiamento nella destinazione d’uso del complesso che purtroppo avrà amare conseguenze sia per l’aspetto architettonico che decorativo del castello. All’interno dell’imponente edificio viene collocata la fabbrica delle polveri ardenti, cioè un deposito per la lavorazione di zolfo, carbone e salnitro destinati alla produzione di polvere pirica; un utilizzo delle sale del castello che per esempio è alla base del degrado di parte dell’impianto decorativo del salone delle feste.
Con l’annessione del Ducato di Parma al nuovo Regno d’Italia, il castello di Montechiarugolo diventa proprietà dello stato che lo mette in vendita e nel 1864 viene acquistato da Antonio Marchi. La famiglia Marchi è ancora oggi proprietaria del castello.

La Fata Bema (Castello di Montechiarugolo)
Il dramma della fata Bema, raccontato anche nel romanzo di Alfonso Cavagnari, La Fata Bema, recentemente ristampato dal comune di Montechiarugolo, narra una vicenda a metà strada tra fantasia e realtà e di cui ancor oggi in paese si discute come di fatti realmente accaduti. La vicenda si riferisce a Bema, giovane fanciulla, nata verso la fine del Cinquecento, buona, bellissima e dotata di poteri magici. Bema giunge a Montechiarugolo in una giornata di maggio del 1593 e presso il castello, nei cui boschi spesso Ranuccio Farnese duca di Parma veniva a caccia di cinghiali, la giovane allestisce un piccolo palco per la predizione del futuro al quale si avvicinano gli ospiti del maniero. Tra essi si trova anche il Farnese, noto per il carattere cupo e superstizioso, subito viene attratto dai poteri della giovane. Dopo un primo momento in cui Bema riceve l’appoggio del Duca attraverso un salvacondotto per circolare liberamente nel territorio farnesiano, Ranuccio, vinto dal timore di essere ammaliato e manipolato, decide di liberarsi dell’indovina facendola rinchiudere nella prigione della Rocchetta. Una lunga e dura prigionia attende la fata che allo stremo delle forze viene però liberata a furor di popolo. Rientrata a Montechiarugolo la Bema è assunta presso la corte dei Torelli per la gestione domestica. La fanciulla e Pio Torelli, figlio dell’illuminato Pomponio e di Isabella Bonelli, finiscono per innamorarsi. Ma sapendolo un amore impossibile Bema non asseconda il cuore, e rifiuta Pio che viene mandato dal padre a terminare la sua formazione presso la corte di Parma. Sono i momenti della presunta congiura contro Ranuccio Farnese, il quale temendo la potenza dei numerosi e potenti feudatari del ducato inscena una congiura contro la sua persona, e attraverso un crudele e durissimo uso della tortura riesce ad estorcere numerose confessioni.
IL 19 maggio 1612, gli arrestati, compreso Pio Torelli vengono decapitati davanti al palazzo di Giustizia di Parma, in piazza Grande, e le loro teste mozzate  e conficcate su spunzoni a monito della città. Il castello di Motechiarugolo è occupato da una guarnigione ducale e Bema, disperata per la morte di Pio, si rifugia in una piccola casa nei pressi del castello, occupandosi di dare aiuto a poveri e bisognosi.
Questa è dunque la storia della buona e bella fata Bema che, dalla morte ad oggi, torna a manifestarsi nel castello il 19 maggio di ogni anno per piangere il suo amore perduto così tragicamente.
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Un Abbraccio,
Toscani Viaggiatori
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